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31/08/2007
languide carezze

Postato da: orlando a 14:18 | link | commenti (3) |

10/08/2007
si, ma scripta manent!



dici, che ne sarà di noi. sarà quel che noi vogliamo: continuare ad attaccarci tu col dito puntato e io perennemente pronta alla giustificazione; essere persone adulte, superiori, dirci tutto e crescere insieme;  mettere a nudo le nostre anime già prive e private della nostra infanzia e arricchire il bagaglio insieme tu con la tua esperienza e io con la mia; non cagarci e non sentirci più perché tanto oggi la parola volersi bene vale zero e allora azzeriamoci come gli altri.
le possibilità sono molteplici, le variabili altrettante.
dici, che ne sarà di noi. e io che ne so, non ho la palla di vetro forse l’occhio quando mi decido a mettermi gli occhiali. non vedo al di là del mio naso sempre raffreddato. consulto gli astri solo per vedere se avevano torto e poter dire l’astrologia è una cagata pazzesca come la corazzata potemkin. non leggo le linee della mano né quelle del cuore, forse solo quelle telefoniche con la valanga di sms a cui devo rispondere. non sono preveggente anche se con le sensazioni provate più d’una volta mi son salvata la vita. non so che ne sarà di noi perché non mi pongo la domanda. perché sono certa certissima che tu fai parte della mia vita e questo per sempre, se tu lo vorrai. perché a volte non mi chiedo il perché mi manchi ma assaporo questa sensazione come  la cosa più bella che ci possa essere, perché vera, perché sentita, perché indica che tu esisti e che ho bisogno di te. lo so, è un discorso contorto. complicato. quasi astruso. ognuno di noi ha le proprie stranezze interiori, i propri sogni, le proprie certezze spazzate via a volte dall’incertezza del vivere. tu fai parte di quelle poche sicurezze che accompagnano questo tratto di strada in salita. e ti giuro che son davvero poche. anche se ogni volta mi fai ripiombare nel baratro delle parole negative, delle richieste, delle accuse velate non velate celate o palesi, continuo a tenere duro e a non mollare. perché. perché tante parole scritte e poche dette di persona sono per me buoni punti da cui partire e non traguardi consumati che ci vedono stanche sudate e immusonite. “due caratteri diversi, prendon fuoco facilmente..”, la base di tutto è che siamo simili. quasi separate alla nascita. ce lo siamo dette sempre: parliamo e ridiamo con tutti ma poi una volta da sole si forma un qualcosa che cristallizza l’aria e blocca le parole, fa sudare le mani e incespica i pensieri. non mi spaventa questo. sento e so quel che provi. mi spaventa che tu non senta me. a livello istintivo, animalesco, selvaggio. mi spaventa che tu riesca a buttare via in un giorno ciò che s’è costruito con tenacia in nove lunghissimi mesi. mi spaventa che possa puntare il dito verso una persona che ha bisogno di altro in questo momento tranne che di dita puntate e di giudizi affrettati e frettolosi. mi spaventa che tu faccia di tutto per non capire che la soluzione è lì visibile e chiara come lo è nei soduko o come cazzo si chiamano.
dici, che ne sarà di noi. se il destino, la vita, il fato, iddio, la madonna, gesù in croce o solo una coincidenza ci han fatto incontrare, un motivo c’è. inutile chiedersi quale, forse abbandonandosi al dato di fatto che si tiene all’altro si riesce a trovare un po’ di pace e si smette giocare al passo del gambero, anche se rosso ci farebbe diventare signorinette di classe anzichenò!

ti voglio bene, scrì!

Postato da: orlando a 16:15 | link | commenti (5) |



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