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30/05/2007
mo' better blues



anche se mi impegno a fondo nell’immaginare, non so cosa sarà del mio destino. mi tiene sveglia il pensiero, mi fa ammirare le stelle anche senza aprire le persiane, non mi dò pace nell’attesa che un sogno rimanga lì appeso nel cielo distratto dei pensieri in mutazione. si piange per amore o si muore per un sogno, ci si stupisce come bambini e con lo stesso stupore si cammina per strade lunghe e alberate senza sapere che in fondo ad una di esse c’è la sua realizzazione o semplicemente la sua fine. ognuno segue la sua strada alberata, trafficata o solitaria, con il motorino o con una vecchia utilitaria, ognuno segue ciò che sente e che desidera, non si può far altro che incontrarsi per un giorno e lasciarsi andare in un pomeriggio assolato in mezzo ad una piazza che vedi l’ombra come il più sicuro riparo. le strade trafficate e congestionate, col sole o con la pioggia ci portano lontano da tutto quello che desideriamo, ci portano in vetta al paradiso o solo giù nel baratro del nostro cuore, in quell’anfratto buio e lontano in cui avevi nascosto tutti i ricordi più preziosi come in quei mobili di una volta col doppio fondo in cui venivano nascosti i gioielli più pregiati.
se t’affacci al balcone della vita vedi milioni di strade che si intersecano per un secondo o due e poi continuano il loro andare in direzioni opposte, parallele, contrarie o zigzaganti, piene di tornanti o dritte e affusolate come le dita di una donna che scendono sicure sul tuo corpo e suonano la loro melodia come se suonassero dolcemente e piano un piano. se t’affacci alla vita e non hai paura rimani in estasi per quel via vai di voci e parole, di ragioni e sentimenti, di canzoni che ricordano il passato o di poesie giuste e azzeccate per il futuro, se guardi alla vita con lo stesso entusiasmo di un bambino che sta imparando a capire  t’accorgi che vivendo sbagliando o solo percorrendo quelle strade riesci ad arricchire parte del tuo bagaglio fatto di emozioni, di sogni, di incontri strampalati e di felicità fatta a sprazzi abbaglianti come i fari nelle strade buie e non ti stupisci più di quella signora alta e abbronzata che dietro le sue labbra gonfie nasconde una vita rigonfia di frustrazioni e di umiliazioni, di quel signore che passa e sorride senza motivo solo perché ha incrociato il tuo sguardo malinconico e distratto, di quel bambino che piange disperato alla cassa del supermercato solo perché la mamma parla di governi e di stagioni, di quella donna che trama e ricama solo perché non può occuparsi di se stessa e del pozzo buio e infinito in cui è caduta, della ragazza che con il suo pancione pieno di vita mangia avidamente un gelato al cioccolato e lampone frutto della passione, del cane che stanco e silente segue il suo padrone altrettanto silenzioso e affaticato, della donna in miniatura che scollata e truccata si tinge di rosso le unghie dei piedi perché vorrebbe colorare quei pensieri anneriti dal grigiore della vita, della sposa felice che radiosa getta il suo bouquet in direzione del vento spargendo il suo profumo come quello del gelsomino fuori i muri dei palazzi, del signore distinto che si dirige al lavoro ogni giorno e a casa la sera fuggendo via sul suo scooter grigio metallizzato e parla al telefonino di banche e di azioni. se mi concentro potrei guardarmi da fuori e vedere me stessa triste o allegra, furiosa o silenziosa, svuotata o solo stanca, se mi concentro vedo me stessa direzionarmi su una strada colorata piena di gabbiani una via vivace che sa di mare e di salsedine, di muschio e di mughetto, di parole gettate al vento in attesa di essere raccolte dalla prima folata di vita buona, di azioni sconsiderate e di passioni travolgenti, di vuoti da riempire e di pieni stracolmi da alleggerire, se proprio mi vedessi da fuori mi direi di cambiare strada, ora. ogni esperienza arricchisce il viaggio, ma chi l’ha detto che non abbia voglia di riposare per un po'?

Postato da: orlando a 15:37 | link | commenti (4) |

26/05/2007
silvestri stronzo ma simpatico



Io so' testardo

c'ho la capoccia dura
e per natura non abbasso mai lo sguardo
è un'esigenza
perché c'ho 'na pazienza da leopardo
e so' testardo
e non mi ferma gnente
vado sempre avanti fino al mio traguardo
indifferente
e non m'importa gnente se ritardo

io so' de legno
e sembro muto e sordo
ma le tue parole, sta' tranquillo
che me le ricordo
e qualche volta me le segno

io so' de coccio
quello che dico faccio
io so' uno che, comunque vada
le promesse le mantiene
che poi nemmeno me conviene
molto

perché so' un muro
e pure se t'ascolto fondamentalmente
so' sicuro
che la tua vita è appesa a un filo
e io c'ho le forbici

però
se ancora un po' mi piaci
la colpa e dei tuoi baci
che m'hanno preso l'anima
de li mortacci tua

Io so' De Chirico
dico in senso simbolico
c'ho un controllo diabolico
quasi artistico
del mio stato psicofisico
e se hai capito, mo' traducilo

e so' tenace
perché alla gente piace
ma è evidente che con un coltello
mi puoi fa' cambia' opinione
aho, so' testardo
ma mica so' cojone

io so' de marmo
ma tu m'hai sbriciolato
perché so' testardo fino al punto
che so' sempre innamorato
pure se tu m'hai già scordato
- (e infatti l'hanno vista...)
- m'hanno informato!

però
se ancora un po' mi piaci
la colpa è dei tuoi baci
che m'hanno preso l'anima
de li mortacci tua
ds

Postato da: orlando a 13:44 | link | commenti (3) |

22/05/2007
noi ragazzi di oggi



i miei piedi non hanno voglia di muoversi stamattina. c’è il sole caldo fuori lo sento dalla finestra che scotta sotto le mie dita, dalla sala che bolle al mio passaggio, dalla testa che ribolle come i pentoloni che lavorano ore per cucinare intingoli da leccarsi i baffi, bella parola leccare. la testa da sola va, senza piedi e senza mutande. lei va, contenta e beata che ‘sto toro è passato e con lui il ricordo di maggio peggiori da sbattersi con violenza contro un muro solo per non concentrarsi sul dolore del cuore. ogni maggio è un pianto, il pianto disperato di qualcosa che arriva contrapposto a qualcosa che parte. se non fossi qui, ora, sarei adagiata al mare nel più bel mare. coi piedi ammollo nel bagnasciuga che rinfresca le dita dei piedi intorpiditi dalle scarpe, che rigenera le caviglie troppo compresse nel calzini, che bagna le gambe alzando la pressione cosicché il cervello ricominci il suo estenuante cammino verso la conoscenza, verso il capire, verso il cercare risposte vere che non siano solo una visione mistificata della realtà. le mie dita pigiano i tasti, il cell. s’accende ancora una volta, itunes trasmette il suo “adagio” e io, seduta su questo trono azzurro, mi cullo in questo fare, dire, parlare senza un senso apparente ma apparentemente con un senso compiuto. se non fossi qui ora sarei altrove, adagiata e senza forze, forse. se non fossi qui al mio ponte di comando sarei raminga per strada ad ascoltare gli uccelli che parlottano cantando, ad ammirare il rosso passione del sole al suo tramonto, a cogliere un papavero per immaginare l’oblio, a nuotare nella nostalgia per coccolarmi un po’ il cuore e far uscire quelle lacrime così restie a farsi vedere, a sporcarmi le mani di terra e di fango pulendomele su una tiscert sempre troppo candida per me, a stropicciarmi gli occhi per la meraviglia che è la natura macchina perfetta, disegno sovrannaturale di un creatore altissimo troppo poco banale per chiamarsi dio. chiedo a questa vita di conoscere tante altre persone belle o brutte che siano, ognuna fatta a modo suo diverso dal mio, chiedo di avere ancora lo sguardo pulito, chiedo di avere ancora la grinta per far muovere i miei piedi con la stessa velocità con cui si scambiano informazioni i neuroni, chiedo di non appiattirmi mai chè la calma piatta sarà anche tranquilla ma mi uccide il cuore, chiedo che ogni idea diventi lo stimolo per cambiare, per migliorare, per capire. e poi chi l’avrebbe detto che “te amarè” di miguel bosè e laura pausini mi sarebbe piaciuta.
la dedico a te che leggi in silenzio e, da sette mesi, sei al mio fianco

Postato da: orlando a 13:41 | link | commenti (5) |

20/05/2007
chi te se incula, a lettere cubitali



"...Ognuno ha il diritto di vivere come può
(la verità ti fa male, lo so)
Per questo una cosa mi piace e quell'altra no
(la verità ti fa male, lo so)..."

panta rei

Postato da: orlando a 16:45 | link | commenti (3) |

16/05/2007
aretè

ridendo la vecchia posa sul bancone la sua mano rugosa
dove muore il tuo sogno
sbraita ubriaca lucida consapevole
i denti gialli un cappellino nero con veletta e paillettes
il barista gli porge il bicchiere
la platea la guarda inorridita, nauseata
in giro odore di alcool di carne di putride presenze assenti
scarafaggi della vita che inondando la strada
la gente sorride un cane che dorme il suono di un violino
la vecchia beve mormora biascica parole
è stordita invecchiata amareggiata
gioca col bicchiere
alza il gomito in segno di vittoria
dove muore il tuo sogno grida ai presenti
ride
sbeffeggia
opprimente presenza vomita parole
cerca comprensione
il suo alito sa di vino misto a vita
il barista sghignazza
la vecchia butta giù l’ultimo sorso
s’alza in piedi
dove muore il tuo sogno
nell’amore consumato che alleggerisce i giorni
o nel sopravvivere portando il peso dei giorni altrui?
scalciando chiude l’uscio dietro di sé,
amabile presenza,
chiede una sigaretta ai passanti
rigurgita parole senza senso
sparisce nell’oblio
muore un sogno nel momento in cui nessuno lo ha vissuto

Postato da: orlando a 16:44 | link | commenti (2) |

15/05/2007
si buana



Sorrido al valzer del nulla, alla caducità dell’amore, alle amicizie nate per caso o peggio ancora per disperazione (“…insieme stanotte, disperati siamo insieme, così dimenticati, eppure insieme” mina). Gli abusi perpetrati sulle parole sono da arresto, ti voglio bene, ti amo, sei una Grande, sto bene con te, non ti farei mai del male; non parliamo poi di chi giura il falso, su nipoti e genitori, di chi si nasconde dietro l’ombra del non sapevo, del non volevo, del non saprei, del non vorrei, dell' “io sono qui per darti forza” (o per riceverla questo è il dilemma per dirla alla scekspir). Sorrido e passo avanti mi concentro sulla musica, sul suono delle voci lontane dei bambini nell’asilo qui sotto, su un sorriso che s’accende all’improvviso, su uno scricciolo che con gli occhi di una tigre spiana ed appiana la mia strada. Sorrido al pensiero che in sei mesi solo sei ho fatto tanto anche se la strada è ancora lunga e il valzer del nulla che avvolge questa mediocrità quotidiana avrà ancora il sopravvento. Le donne non sanno essere amiche, dice il coach. C’è sempre un secondo fine: si fa a gara per un uomo, tra etero; si fa a gara per portarsi a letto la più desiderata, tra lesbiche. Sorrido alla sterile competizione che oggi ha portato a questo nulla senza senso, pensiero paradossale, sorrido all’abisso, al rimescolamento delle carte per dimostrare quale sia quella più alta. Sorrido a quella bella luna che l’altra notte in solitario mi ha riportato a casa, una luna indifferente a queste piccole beghe quotidiane sulla supremazia del territorio donna o sgabello che sia. La luna è lì e se ne frega bella e impossibile lei illumina la strada, sembra appesa al filo dei pensieri e se ne compiace, bella e impassibile lei sta si erge gialla e sicura tonda e maestosa, dal ventre rigonfio come la più bella delle mamme, lei è Unica e nella sua unicità vive da secoli. Lo spettacolo più bello è tornare a casa illuminati dalla sua luce, estasiati da quello spettacolo che annulla la mediocrità delle persone, il cincischiare di voci astruse, la semplicità dei pensieri, la pochezza degli argomenti portati e dimostrati. Sorrido alla mia luna, io che ormai vivo la notte e prendo forza dal sole al tramonto quando esco la sera. Sorrido a questo valzer del niente, dell’amicizia a buon mercato, del chiacchiericcio da donnicciole, sorrido a me che, ostinata e determinata, resisterò a tutti i remi messi in barca perché, il vento, l’amico vento m’aiuterà nella bonaccia e nelle tempeste. Sorrido e brindo a chi s’è dimostrato amico, sorrido e brindo a chi ormai è lontano.

Postato da: orlando a 12:59 | link | commenti (8) |

11/05/2007
hippie hippie hurrà

Postato da: orlando a 13:21 | link | commenti (4) |



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