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facce assenti, facce da pesce, facce curiose o solo specchio di una inquietudine altrui, facce da morto accompagnate da voci d'oltretomba e da occhi annoiati, facce subdole, facce imbarazzate, facce da cazzo chissá che facce sono, facce che sorridono, facce schiacciate appiattite sfiduciate, facce assassine e facce cretine, facce depresse, umorali, bianche e occasionali, facce da sonno, piegate alla stanchezza, facce coi baffi, coi denti, facce coi fiocchi, facce di finocchi, facce degeneri, sui generis, facce dolci da mangiare a morsi, facce da bacio, facce da coccole, facce al rovescio e facce da dritti, facce sospettose, ombrose, ludiche e vicine, facce piccole, facce larghe, facce da schiaffi, da pugni e cazzotti, facce col botto come gli stronzi, facce ebeti e inebetite, facce false come giuda, facce accompagnate e facce solitarie, facce asociali e facce sociali, facce facce facce ma soprattutto facce ride!

tra una lacrima e l’altra. pensavo. vorrei essere un barbone, un coglione, un cialtrone. vorrei essere un matto, uno che se ne frega, uno senza sentimenti che gioca a dadi con la vita bluffando sempre sul risultato. vorrei essere di coccio, di argilla, di marmo e di cemento e coi nervi d’acciaio inossidabile insindacabile inaffondabile. vorrei essere uno psicologo, uno psichiatra o il pazzo che entrambi curano e prendono per il culo. vorrei essere anaffettivo, introspettivo, egoista e egocentrico, egotico dispotico criptico acrostico e pure bizzarro. vorrei essere dominato da marte o da giove o meglio da venere per incularmi tutti e riderne felice. vorrei essere uno stronzo di quelli che dicon tutti, uh che stronzo. vorrei appartenere a un clan, protetto, al sicuro dentro il muro di una galera con sbarre lunghe cosí e con spalle larghe cosí. vorrei essere presuntuoso, collerico, pittorico, artista, bassista, sognatore, corridore verso un domani roseo tendente al giallo canarino cip. vorrei essere un cane, un gatto un somaro o solo una pecora sarda cosí tanto per sapere che succede alle pecore sarde e non vivere sempre di luoghi comuni. vorrei essere un uccello e volare sopra questa discarica dove ognuno butta le sue lacrime e raccoglie fiori dai giardini altrui. vorrei sentirmi dio per esser bestemmiato e la madonna per esser sverginata. vorrei toccare il cielo con un dito, quello medio, e la tua coscienza con la mano e spappolarla con superficialitá come la sabbia in riva al mare. vorrei costruire castelli in aria e palafitte in acqua con fondamenta ben radicate che non volan via spazzate dal primo ciclone con un bel nome. vorrei mandarti vaffanculo in faccia ma non me ne hai dato la possibilitá. vorrei essere dura come un legno e non far trasparire quello che ho dagli occhi, specchio dell’anima dei miei morti. vorrei essere trasparente per sentirti dentro ed entrare dal tuo orecchio destro e uscire da quello sinistro passando per quella poltiglia bianca che chiamano cervello. vorrei uscire da me stessa e rientrarci con un altro spirito per darmi quella forza che chiedo come un assetato in mezzo alla sabbia del deserto. vorrei entrare in chiesa e accendere un cero, essere un prete e prendere quel cero in mano. vorrei essere il tuo padre confessore, vorrei essere tua madre e tuo padre insieme. vorrei reprimere le emozioni. dominare le tigri e addestrare i serpenti. mi tatuai un nome sul cuore. e volevo che per sempre fosse stato il tuo. vorrei tra una lacrima e l’altra non pensare, assentarmi per un po’ da me, essere l’oppio di me stessa e non arrivare a pensare che alla fine questa vita non vale un cazzo. seppur in lattice e di gran godimento.
Tu non sai
cosa ho fatto quel giorno
quando io la incontrai
in spiaggia ho fatto il pagliaccio
per mettermi in mostra agli occhi di lei
che scherzava con tutti i ragazzi
all'infuori di me.
Perché, perché, perché, perché,
io le piacevo.
Lei mi amava, mi odiava,
mi amava, mi odiava,
era contro di me,
io non ero ancora il suo ragazzo
e già soffriva per me
e per farmi ingelosire
quella notte lungo il mare
è venuta con te.
Ora tu vieni a chiedere a me
tua moglie dov'è.
Dovevi immaginarti
che un giorno o l'altro
sarebbe andata via da te.
L'hai sposata sapendo che lei,
sapendo che lei
moriva per me
coi tuoi soldi
hai comprato il suo corpo
non certo il suo cuor.
Lei mi amava, mi odiava,
mi amava, mi odiava,
era contro di me, io non ero
ancora il suo ragazzo
e già soffriva per me
e per farmi ingelosire
quella notte lungo il mare
è venuta con te.
Un giorno io vidi lei
entrar nella mia stanza
mi guardava,
silenziosa,
aspettava un sì da me.
Dal letto io mi alzai
e tutta la guardai
sembrava un angelo.
Mi stringeva sul suo corpo,
mi donava la sua bocca,
mi diceva sono tua
ma di pietra io restai.
Io la amavo, la odiavo,
la amavo, la odiavo,
ero contro di lei,
se non ero stato il suo ragazzo
era colpa di lei.
E uno schiaffo all'improvviso
le mollai sul suo bel viso
rimandandola da te.
A letto ritornai
piangendo la sognai
sembrava un angelo.
Mi stringeva sul suo corpo
mi donava la sua bocca
mi diceva sono tua
e nel sogno la baciai.

Parte delle stelle mattutine
La luna e la posta
L'insaziabile X, il dolore delirante,
- la luna Sittle La
Pottle, teh, teh, teh, -
I poeti in vecchie stanze gufose
che scrivono curvi parole
sanno che le parole furono inventate
perché il nulla era nulla
Usando le parole, usate le parole,
le X e gli spazi vuoti
E la pagina bianca dell'Imperatore
E l'ultimo dei Tori
Prima che la primavera si metta in moto
Sono una montagna di nulla
di cui volenti o nolenti disponiamo
Così di notte contratteremo
nel mercato delle parole
j.k.