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visitato *loading* volte
in questi momenti di silenzio quasi irreale mi rigiro in questa stanza fatta di specchi in ogni dove e mi chiedo se ho fatto la cosa giusta. chi puó dirlo, forse è qualcosa che bisognerebbe sentire dentro come la fine di un’amicizia o di una storia d’amore, quando sei solo con l’altra persona e la senti lontana o sei tu lontano dipende dai punti di vista. sensazioni a volte sbagliate che ti portano a progettare, sognare, volere a tutti i costi, solamente inganni dell’anima o della mente? ancora tu, canta battisti. ancora io che malgrado il tempo che passa sono apparentemente la stessa, stesse mani per afferrare e farti mio, stessi occhi per guardarti dentro con una spietatezza che conosco bene, stesso viso per ammaliarti, stesse braccia per supportare il mondo, ma dentro profondamente non sono piú io. non dire no, non dire no. ho oltrepassato il bivio e ho scelto quella stradina poco battuta che giá una volta mi ha portato fortuna. adesso dimmi di sii. ma dei dieci anni trascorsi mi sembra di averne passati almeno cento, mille e oltre a buttare via energia in sotterfugi e fughe in dalla via nel tempo minore, tempo appeso a un filo in attesa che i minuti passassero veloci per superare giornate sterili senza un gesto, un abbraccio, senza una parola, senza te che non riconoscevo piú, senza nessuno, vestite solo di quel vestito di trasparenza che ci eravamo abilmente cucite addosso. ho buttato al vento parole e gesti, amore e passione, regalato sesso al primo sconosciuto che ha bussato alla porta della mia fragilitá, hai regalato sesso al primo sconosciuto che ha bussato alla porta della tua incapacitá d’amare. mi sembra a volte di non aver vissuto, di aver solo lavorato, sgobbato, sudato quel poco che bastasse per farti vivere il tuo viver strano dandomi la colpa del tuo malessere. e me le sono cucite tutte addosso quelle colpe, le ho metabolizzate, ci ho sguazzato insieme all’alta marea dei sensi di colpa cercando una strada comune per farci risalire a galla. ma piú io tessevo la nostra vita e piú tu distruggevi la mia. oggi che ho scelto per me, non so. mi sembra cosí strano per me aver scelto per me e solo per me che mi sento destabilizzata e senza punti di riferimento da far crescere. ho scelto la mia stradina fortunata ma non per costruirti la vita come ho fatto in passato, ho scelto solo per ricostruire me stessa e ricominciare a macinare parole e girare energie e ricariche pile esaurite e vivere forse in ritardo questo pezzo di vita finalmente tutto mio. sento la campana che suona e irrompe nel silenzio di questa cittá che ricorda un paese.
ero arrivata a parlare dieci ore al giorno, per lavoro, con amiche tristi, con una madre che chiedeva e un padre che pretendeva. ero arrivata a perdere la mia vita per costruire quella degli altri. mi sono annullata, mi sono piegata, ho dimenticato dolore fisico e morale, ho dimenticato chi fossi: ero a disposizione come i dottori per le emergenze. squillava il cercapersone dell’aiuto ed accorrevo verso una crisi di pianto o una crisi di coppia, verso una vita frustrata o solo egoista. ho corso chilometri che le gambe mi facevano male e la forza m’abbandonava. crollavo la sera in sonni rigeneratori ma non abbastanza lunghi per ricaricarmi. e ricominciavo subito, la mattina dopo. e poi ancora, ancora ancora. ne avevo per tutti, senza pensare che le riserve, come quelle della natura, cominciavano a scarseggiare e nulla si crea e nulla si distrugge ma io continuavo ad annullare questa mia vita. oggi vivo questo silenzio atipico, inframmezzato dal suono di una campana che accarezza i minuti e le ore. e non ho piú paura del tempo che passa insesorabile, né dei minuti che scandiscono la mia vita in fieri. ho smaltito la mia quarantena, quella malattia data da un amore malato, me la sono portata addosso guardando il soffitto della mia casa inebetita e senza forze, le pareti del mio lavoro maledicendole per avermi rinchiuso lí, il mio viso che aveva perso la gioia, la mia vita che aveva perso il suo scopo. albergavo in te, nascondendomi nella tua vita solo per essere trovata. scoprire che posso vivere dentro me stessa è stata dura non certo una rivelazione, scendere dentro gli antri oscuri di me stessa per cercare una lucetta che per la prima volta illuminasse me e chi stava con me. la campana scocca l’una, don, un tocco. passa un aeroplano. mi sembra tutto cosí lontano. dura lex sed lex.
verba volant, terga manent.
chissá se nonna papera riconoscerá queste scarpe?
insomma. lo so che non si inizia mai una frase con insomma, peró ci sta bene. oggi diciannove agosto abbiam preso la grande decisione: no, non vogliamo un figlio né vogliamo pacsarci né vogliamo trasferirci in canada a raccogliere aragoste né in tibet a cantare om mani peme hung.
io, la uev e paperino stiamo per muoverci in moto per andare al mare. alla buon ora, direte voi. non é mai troppo tardi dirá qualcuno a cui piacciono i proverbi. meglio tardi che mais dirá il contadino dal quale ho comprato ieri le pere. in realtá é da qualche giorno che l'idea ci sfiorava le cervella, da circa una settimana-dieci giorni il rituale mattutino era quello del caffé e della telefonata: ahó, com'é er tempo? solo che ogni giorno, forse per un insieme di astri non proprio favorevoli o per colpa dell'anticiclone delle azzorre o giú di lí, il tempo é sempre brutto: che culo, disse la marchesa dopo esser scesa dal cavallo. abbiam ripiegato, e con grande piacere, prima con gita a rieti e dintorni da amiche e bariste. poi con la due giorni "de' panza piena" insieme a un bel gruppone di bloggiste doc, la uev, nonna e nessunomai, elle e ci, paperino e la fenice tatuata. belle giornate, tutte. grandi mangiate cosí tanto per scrollare il metabolismo e metterci la coscienza in pace, grandi giocate a Merda (a proposito elle, ma di chi era l'ultima mano che ho sentito sotto....uhm...che frase piena di doppi sensi, mo' cri me mena! :), passeggiate di quasi centometri verso il mercato del paesino, e poi nottate e nottate sveglie tutte quante, bé quest'ultima cosa non é tanto vera. mitica la mia figura di merda (non al gioco) quando parlando con le altre ho detto: "eddai, ragazze, facciamo la nottata sveglie; é la prima volta che stiamo insieme, facciamo almeno l'una, le due". e la uev, che non si fa mai i cavoli suoi: "ma perché pu, che ore so?" e io: "bé l'una!"
ma concentriamoci sull'oggi. riusciranno le nostre eroine dotate di asciugamani matrimoniali, creme ad alta protezione, tre uova sode cadauna, una bottiglietta d'acqua liscia, un libro, tre zaini e tanta buona volontá ad arrivare a 'o mare?
ai prossimi post l'ardua sentenza.
ultim'ora, il vento non promette niente di buono....

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.
Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.
Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.
Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.
E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male!