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20/02/2006
tra me e me



intricate trame
in una fitta rete

il mio sguardo è oltre
oltre la girandola di colori che creano confusione

oltre il suono di certe parole mai vissute che delimitano la realtà della vita
oltre la vista di sussurri assopiti e mai più gridati
oltre l'orrore di sentimenti descritti in una logica senza sentimenti
oltre l'udire di certi versi addomesticati all'uopo
da cani di pavlov con la parola vita

ascolto il rumore del cuore

chiudo gli occhi e mi lascio trasportare
da questo accenno di vento
che, sibilando, desta la mia attenzione
scompiglia i capelli
volta le pagine di un libro sfogliato per benino
 letto con attenzione
riletto con un accenno di sorriso
ruminato con certo gusto
digerito assai
e anche
ruttato alla grande

essere o non essere questo è il problema


Postato da: orlando a 18:46 | link | commenti (11) |

che ci faccio qui?



lo so e lo sapevo: io e la politica siamo due cose antitetiche come lo "gning e lo gnang", come le diete e costanzo, come l'intelligenza e i tronisti, come gli opionionisti tivvù e le opinioni, come la stampa italiana e la verità, come la scarpa destra e la cibatta sinistra, insomma come tutte le cose che reputi non abbiano niente in comune tra di loro.

sabato c'era il congresso e c'ero io, anche se sorvolo sui motivi per cui ero a quel congresso lì. mi siedo in quarta fila per paura di essere interrogata: i retaggi del liceo non vanno più via neanche smacchiando a fondo con bold due in uno e ringrazio ancora per questo la mazzalupi per avermi dato fiducia nel credere che oltre a scaldare il banco potevo anche pensare, parlare e, incredibile dictu, scrivere (tolto sassolone dalla scarpa marcata rigorosamente OXS). il congresso inizia con un po' in ritardo e io nel frattempo ne approfitto per andare a un banchetto che vendeva verdura non per tirarla a qualcuno (con quel che costa!) ma per acquistare un cavolfiore, tre zucchine, una pianta di radicchio e un po' di mele che con la dieta non so più che mangiare, signora mia.
torno dentro e stavolta mi siedo in quinta fila, non si sa mai. il congresso inizia e inzia il mio calvario. come un novello gesù cristo (potrò mai usare questa espressione senza che si rivolti mezza a-rabbia saudita, senza che qualche ministro si dimetta e senza che la mazzalupi si scocci?) passo passo conto le mie stazioni verso la mia crocifissione e sudo sette camicie sette e due maglioni per non stramazzare in pubblico che poi chiamano l'autoambulanza e io non ho la biancheria giusta. durante la prima ora riesco a prepararmi mentalmente la dieta per tutta la settimana: lunedi riso e zucchine, martedi riso e cavolfiore, mercoledi riso e zucchine di nuovo, giovedi fagioli e tonno, venerdi cavolfiore e un contorno. al pensiero del "se pò fà", mi ringalluzzisco tutta e mi dò la carica per seguire il congresso nelle sua seconda ora. parla tizio e parla sempronio e io comincio a interrogarmi su che male ho fatto nella vita, se per caso nella scorsa reincarnazione ero il bassotto nano che addentò la gamba della moglie di napoleoneterzo, se forse non era il caso di inventare una scusa e mandare i miei genitori con la giustificazione in mano per via di quel vecchio ascesso al dente del giudizio destro che, presidente mio, le fa male da quando è bambina. scorrono i minuti come fossero paralizzati: l'orologio, lo giuro suddio, per un attimo torna persino indietro. comincia a parlare l'assessore tal de' tali e comincio a progettare la mia vita futura partendo da due conigli per arrivare ad una agriturismo nell'alto lazio completo di piante d'ulivo secolari, piante da frutta per le marmellate, cavalli con calessi annessi, aria pulita e tavolate di amici che intonano all'unisono "mapìn mapòn" attorno al fuoco che arde e scoppietta e mangiano polenta e coniglio visto che i due conigli han figliato assai; la mia attenzione o la fame vista la dieta mi riportano alla realtà quando il mio cervello si comincia a chiedere: ma con la polenta è meglio il coniglio, le spuntature o il capriolo? avrei alzato la mano per domandarlo e soddisfare così un simile quesito ma per fortuna son timida e non ne ho avuto il coraggio. passata la quarta ora siamo entrati nella quinta che già lo stomaco ha cominciato a gorgogliare tanto che il presidente ha chiesto di spegnere i cellulari visti i rumori e le suonerie atipiche. durante la quinta ora ho cominciato in una specie di ascesi a vedere le facce di maometto e del budda nelle persone sedute accanto a me, ho cominciato a sentirmi molto leggera tanto che ho quasi pensato di stare levitando, ho cominciato a vedere l'aura riflessa di tutti i colori sulla parete bianca dietro le persone che parlavano al microfono e per un secondo mi pare di aver udito la voce di mia nonna che mi salutava in veneto bestemmiando anche un po' perchè non la sentivo bene.
a quel punto hanno interrotto per la pausa pranzo. ho salutato tutti e mi sono incamminata verso la macchina stravolta in viso e corrucciata per un dubbio sorto nella mattinata: ma il riso che abbonda sulla faccia degli stolti sarà il riso basmati o quello arborio a lunga cottura?

Postato da: orlando a 18:42 | link | commenti (5) |

14/02/2006
scritto altrove.



le tue parole vagano nell'aria
tracciano segni come gli aerei
volano libere cerchiando il cielo muto
le tue parole entrano nella case
e negli alberghi,
escono dalle macchine
mettono in moto
sussurrano vita e urlano dolore
le tue parole acquistano punti
animano le anime
intonano la melodia
le tue parole scorrono veloci in avanti
e poi ritornano indietro
guardano dall'alto e poi dal basso
le tue parole corrono spensierate
ingrossano le vene della gola
soffiano lievi sulla pelle
addormentano la notte
e dipingono i sogni
le tue parole scavalcano i muri
e poi ruggiscono nei boschi
innaffiano i fiori
accompagnano le mani
le tue parole fanno l'amore
saltano la scuola
cantano il silenzio
e le stagioni che accompagnano gli anni
salutano la morte
le tue parole sono vita

le tue parole s'addormentano di notte
sotto un cielo oscuro e nero
ogni punto è una stella
ogni virgola una cometa
ogni frase la sua scia
ogni riga l'universo.
il tuo. ma anche il mio.

Postato da: orlando a 18:29 | link | commenti (9) |

10/02/2006
Scritti vecchi.



seduta sulla riva del fiume aspetto di vederlo passare.
la mia fronte è corrugata e le mie mani chiuse e serrate in stretti pugni.

non so quando. ma so che passerai.
non so come. ma so che passerai.
s'avvicina una vecchina alle mie spalle. il bastone in mano per aiutarsi tra i sassi.
la faccia distesa ma piena di rughe. e io continuo ad aspettare. so che passerai.

s'accovaccia su una roccia a me vicina, la vecchina, facendosi forza sulla ginocchia nodose
e mostrandosi serena nonostante il grande sforzo.

il sole alto scalda la mia faccia. il fiume placido bagna i miei pensieri.
gli uccellini cinguettano i loro canti. e il verde intorno rasserena la mia attesa.
le farfalle colorate giocano nell'aria.

un cane lontano abbaia a gran voce.
la vecchina riprende il suo cammino, lasciandomi lì.
seduta sulla riva del fiume, aspetto.
il mio viso ora è disteso. aspetto e so che passerai.
ma non m'importa più quando. né come.
passerai quando io non sarò più lì.

p.

Postato da: orlando a 16:31 | link | commenti (8) |

08/02/2006
'Le ragioni dello scrivere' Gesualdo Bufalino



Si scrive per popolare il deserto
 per non morire
per essere ricordati e per ricordare
 anche per dimenticare
anche per esser felici
 per far testamento
 per giocare
per scongiurare, per evocare
 per battezzare le cose
per surrogare la vita, per viverne un'altra
 per persuadere e amorosamente sedurre
 per profetizzare
per rendere verosimile la realta'
 Tante sono, suppergiu', le ragioni per scrivere.

Una di piu', ma forse una di meno (non ho contato bene),
delle ragioni per tacere.

e allora taci, stronza!

Postato da: orlando a 17:11 | link | commenti (14) |

06/02/2006
Post faive februari.



metti una sera a cena che c'eran tutte o quasi. metti un posto in culo alla luna ma soprattutto vicino a casa mia, metti un maneggio senza cavalli e un camino col focherello acceso, mettici anche un mazzo di fiori e due bottiglie di spumante, metti le tue amiche e uno spicchio di luna, quattro bruschette e una bella bistecca ben cotta o al sangue, le fettuccine al sugo di lepre e la vista di tante persone, metti una tavolata di donne che han lasciato a casa "i mariti" e un proprietario indiscreto su quella tavolata, mettici le risate, un mont blanc di due chili ma senza meringa, tanti auguri a te, la telecamera accesa per il film pupa vita e opere parte seconda e speriamo che arrivi prima stavolta, mettici tanti baci, tante occhiate furtive per capire il mio umore, le battute che andavan via come la coca cola visto che la romanella non "se pò" più, mettici pure tanti regali, i tappetini che già sono al loro posto, il comodino che è strapieno di libri, l'incenso che brucia, mettici un libro di nudi femminili che tutte han strabuzzato gli occhi anche la cameriera, una macchinetta digitale che ora posso avere anche il photo blog di nudi femminili anzi cerco modelle, renato zero dagli inizia e celentano pure e la quasi opera omnia di aldo busi, mettici soprattutto tanta sensibilità, tanti abbracci, tanta discrezione e per prima la mia consapevolezza definitiva che certe persone ci sono e ci saranno per sempre nella mia vita, mettici la mia timidezza che per fortuna le luci eran spente e le mie mani che tremavano e gli occhi che non sapevano che sguardo incrociare, mettici tante cose che non voglio scrivere perchè sono Mie e solo Mie e le persone che c'erano lo sanno, mettici questo e altro e ti renderai conto che anche senza vov, anche senza più sei miloni di persone che non ci sono più, anche senza più tu, la vita va avanti e anno dopo anno acquisti una nuova consapevolezza, affini la sensibilità e ti trovi a fare certe scelte giuste o sbagliate che siano ma sei felice di averle fatte e lo vedi dopo perchè nel farle non hai ragionato e senza ragione si vive meglio chè dai solo ascolto al tuo sentimento, al tuo grande sentimento e alla tua felicità nel vivertelo.

grazie al pecorello innamorato, alle ciopone, a v&m, ad a&r, a l&c,
ad a, a s&s, a m&l, a c

Postato da: orlando a 12:25 | link | commenti (13) |

03/02/2006
Passerà o passera.



Io tocco i miei nemici col naso e con la spada,

ma in questa vita oggi non trovo più la strada.
Non voglio rassegnarmi ad essere cattiva,
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo:
dev' esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un' ombra e tu, Rossana, il sole,
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perchè oramai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono, per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo...Cirano

Postato da: orlando a 10:16 | link | commenti (6) |

01/02/2006
Non c'è una foto bella del gazometro!



Quando vien la Candelora
dell'inverno siamo fora;
ma se piove o tira il vento
de l'inverno semo dentro.

il tepore di questo inizio primavera m'ha scaldato le ossa. domani sarà una bella giornata ne sono sicura e poi sarà la candelora non ce lo scordiamo. poco fa il tramonto ha avvolto questo cielo in un rosso così intenso da far vergogna a tiziano e a tutti quelli che non apprezzano i tramonti. il gazometro in queste giornate rimane illuminato in un cielo azzurro scuro quasi blu cobalto con tinte che vanno dal violaceo al rosso fuoco che se avessi la tavolozza dei colori sarebbe quasi impossibile riprodurre. ci sono cose che non puoi copiare soprattutto quelle che la natura ci dona gratis. ci sono persone che, anche sforzandoti, non potrai mai imitare però ti puoi sforzare, magari in bagno, provaci. ci sono odori a volte che sono più invitanti dei sapori stessi. ci sono concetti che immaginiamo e che ci frullano "dint' a capa" che non saranno mai come li abbiamo pensati e parole che nel dirle sviliscono il loro significato o solo non riescono a rendere bene l'effetto. ci sta questa danza che ti prende le dita che per una volta vengon lasciate andare al loro volere e, abbandonando il pensiero ragionato, loro da sole tracciano segni indelebili e movimenti sinuosi fatti di concetti e assonanze, di ricordi e sensazioni, di racconti e di poesia. la primavera è la rinascita. ciò che hai seminato duramente durante l'inverno prende la sua forma e il suo colore. le cellule impigrite ricominciato la loro marcia e ti senti più forte e più vivo. il caldo di quei tenui raggi comincia a tirarti la pelle ma non dà fastidio e senti talmente la sua rigenerazione che non puoi far altro che apprezzare questo calore improvviso e inaspettato. e l'aria è più mite e il sole ti carica di buonumore che sfido chiunque a farsi rodere il culo con quest'aria qua. continuo a pensare che gli orsi han ragione. l'inverno è fatto per dormire e per dedicarsi all'otium. la primavera per uscire di casa e vedere le vie con i fiori di pesco che tinteggiano i muri e i papaveri rossi che spuntano dall'erba incolta. la primavera ti accoglie in un abbraccio di quelli profumati che ti risvegliano i sensi lasciandoti a bocca aperta o senza fiatare. il sangue si rimette in moto, lo senti che parte dal cuore che lo pompa in giro per irrorare ogni singolo capillare fino alle punte più estreme, anche quelle nascoste. i muscoli li senti che han voglia di muoversi. son pronti a correre, a camminare, a nuotare, a ballare fino al loro sfinimento. persino il cervello reclama la sua voglia nuova, quella di uscire di casa e vedere le luci, assaporare questo inizio di vita diversa. domani se sarà una bella giornata, come recita il proverbio, saremo fuori dall'inverno. saturno ricomincerà a girare per il verso giusto, marte accompagnerà le sue guerre altrove e giove abbonderà con la sua opulenza i grigiori di questo passato così recente e così doloroso. il corpo ricostruisce tutti i pezzi distrutti. come la pelle si rimargina quando ci facciamo un taglio e t'accorgi che la ferita ha il suo excursus e vedi che c'è prima una leggera pellicina che diventa più spessa e dura fino a che la ferita è completamente guarita. il sole e la tua forza interiore ricostruiscono la tua vita che è come una ferita aperta che pian piano si sta rimarginando. passetto dopo passetto, sforzo dopo sforzo, crisi dopo crisi ti ritrovi alle spalle le brutture e di fronte una te stessa che hai preso per mano. aspetti che il vento gelido cessi totalmente per godere del tepore dell'aria. aspetti che smetta di piovere per allungare la mano e sentire che dal cielo non ci son più goccioline ma solo energia, fervore, entusiasmo. come il terreno rimane incolto per riprendersi dallo sforzo del raccolto e rigenerare tutti i minerali indispensabili per una sana ricostruzione, così noi siamo terreni della nostra vita. e aspettiamo nuove forze per riprenderci da grossi raccolti interiori, da bufere improvvise, da tempeste di grandine. solo dandoci il tempo necessario possiamo rigenerare tutte le cellule che a poco a poco creano nuovi vortici e nuove aspirazioni.
è sera e il buio ha avvolto la stanza e m'accorgo che la luce del monitor acceca più del sole di questa mattina. ma non sarà che 'sto post sulla primavera è una gran cagata e a volte basta rimanere in casa col monitor acceso? ecchilosa.

Ogni volta ogni maggese che ritorna
a dar vita a un seme
sarà vita nuova anche per me!

Postato da: orlando a 19:53 | link | commenti (5) |



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