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23/12/2005


non conventional Xmas

ognuno di noi pensa che l'altro sia un pazzo e alla fine io lo penso di te e tu di me e tutt'e due abbiam ragione: stiamoci zitti chè è meglio. non sto qui a spiegarti il mio pensiero contorto, arzigogolato e forse ardito. dito? dico. lo dico solo per quelle otto orecchie che mi porto dentro, due per cervello, otto orecchie che ascoltano e incamerano. un cervello è per pensare l'altro per rimuginare, il terzo per imparare, il quarto per distruggere tutto quello che ha costruito il primo. e il quinto? s'è perso per strada, come tanti valori a lui congeniali, la solidarietà, la speranza e anche l'umorismo. cavolo, non m'ero accorta è natale. ognuno di noi non è più un pazzo. ognuno di noi pensa che l'altro sia buono come il pandoro senza canditi e tu lo pensi di me e io di te. scambiamoci un segno di pace, ceniamo guardandoci fissi negli occhi tu leggerai il fondo del mio intestino crasso. io sono miope, mi spiace. ma ti sento, sai. ho sensazioni palpabili su tutta la pelle che mi fan vibrare come la carta a contatto con un filo d'aria. sento che la tua sincerità è come un abito poco usato, di quelli che smessi a natale riprendi solo per la tua laurea fino alla prossima festa, la festa delle tue nozze. io mi presenterò con la maglietta al contrario per darti la possibilità di rovesciarmi e di guardarmi dentro. finalmente. ognuno di noi pensa che l'altro sia scemo. e non ti dò tutti i torti quando pensi che io non arrivi fino alle cime innevate dei tuoi pensieri sibillini. ognuno di noi guarda il suo orticello, l'insalata che cresce verdognola, il pomodoro  che odora d'estate, le melanzane che crescono appetitose, ognuno che controlla il proprio appezzamento innaffiando ogni giorno come un provetto giardiniere. e se ti chiedo un poco di basilico, dirai che è finito l'ultima foglia usata proprio ier sera per un pesto genovese da far invidia al mondo intero. ognuno di noi pensa che l'altro sia limitato e non s'accorge che tutti bene o male riusciamo ad entrare nella mente altrui cercandone i varchi più disparati, i buchi più impensati, gli anfratti meno usati. quelli dove avevi nascosto i tuoi alibi migliori, da tirare fuori all'occorrenza per incolpare tua madre di averti poco amato o per imitare tuo padre nel suo incartare la vita o per ricattare tuo figlio per la tua infanzia negata. ognuno di noi si nasconde dietro al suo dito e da quale traiettoria tu ti metta io ti vedo lo stesso e riesco a scrutare ciò che tu non vedi. ma non ti dico niente. perchè alla fin fine la vita è una commedia delle parti. in cui ognuno di noi scende sul palcoscenico della propria storia per interpretare il suo ruolo preferito, tu rossella e io rett, tu camilla e io carlo, tu tarzan io jane, tu stronzo io pure. ognuno di noi è l'artista spettacolare della sua esistenza. e chi vincerà l'oscar per la migliore interpretazione sarà il vincitore della propria pantomima, con tanto di applausi finali, discorsetto di circostanza e titoli di coda con musica in sorround. ognuno di noi ha la sua croce da portare, chi grande chi piccola, se solo sapessi il mio passato ti metteresti le mani nei capelli, se solo sapessi il tuo passato me le metterei io, se prima non mi cascan tutti dallo spavento. ognuno di noi tornerà così al suo orticello per controllare che l'insalata non marcisca e che le melanzane non crescan troppo e se mai avrò capito qualcosa da questa storia, stasera potrò dirti col cuore in mano: buonnatale, qui c'è un posto anche per te.
 
non conventional Xmas

Postato da: orlando a 19:25 | link | commenti (12) |

21/12/2005
Bau diglielo a mau.

tra me e me

qual è la distanza tra una carezza d'affetto e un pugno di mosche

tra il bacio di giuda e lo sguardo di una madre
tra un ragazzo geniale e un prefessore svogliato
tra un cavallo azzoppato e un mulo intestardito
tra una moto rombante e un calesse trainato
tra il dito che indica e una mano che prende
tra il solfeggio musicale e un nota stonata

da me a me


qual è quel limite che divide

una vecchia signora dal suo cane per amico
una bici bucata da un corridore appiedato
un treno senza fermate da un viaggiatore disattento
una mozzarella appetitosa da un pomodoro profumato
un cielo colorato da un sole illuminato
una rosa rossa da una donna innamorata
una penna d'oca da un foglio di pergamena

il limite è palpabile la distanza è enorme,
il limite valicabile la distanza irraggiungibile,

il limite è certezza la distanza è l'ignoto,
il limite ti limita la distanza t'abbandona.


non scrivo per nessuno ma per piacere mi diletto.
scrivo per dar pace a questa testa che

nei suo limiti trova le distanze.

un bacio è un bacio, una bici è una bici
e se vuoi scoprir le differenze

pedala e sparisci.

bingo.

Postato da: orlando a 18:30 | link | commenti (13) |

14/12/2005
Minchiate.

se potessi. vorrei:



nascere sotto il segno del capricorno che almeno andreotti è arrivato agli ottandadue.

nascere in america o in india. in una padrona del corpo, nell'altra padrona dell'anima.
nascere già con la consapevolezza che la vita è tutta una fregatura ma alla fin fine una gran bella fregatura.
nascere su un'isola deserta con sharon stone, una palma, un cocco e una cascata sperando che per un accento non mi assegnino ariel sharòn.
nascere senza burka esteriore ma soprattutto senza quello interiore.
nascere in acqua che magari sarò un bel delfino.
nascere per fare qualcosa di buono sennò spererei volentieri in un aborto, magari al sesto mese così acquisto punti nella prossima vita.
nascere col cervello aperto se non a 360 gradi per lo meno a 100 gradi ma senza risciacquo.
nascere con una bella voce che quando chiamo "signore" per strada magari il signore si gira pure.
nascere per non morire per amore ma per vivere amando.
nascere luce, ma senza pagare una bolletta salata.
nascere acqua ma con l'operaio dell'acea che assomigli a brad pitt.
nascere biscotto così posso stare nel forno senza essere per forza ebreo.

con l'ultima che ho scritto, sicuro che rinascerò bassotto nano e per giunta a pelo ruvido!

Postato da: orlando a 10:31 | link | commenti (15) |

13/12/2005
'Na poèsia.


...c
amminavo così a braccetto alla vita; esultavo di tutto, e non ne ero pentita

credevo negli altri e c’era sempre un sorriso;
pensavo all’inferno come a un paradiso

facevo domande e mi davo risposte; e con entusiasmo facevo proposte
sognavo di un mondo sorridente ed allegro magari profondo questo non lo nego
vedevo negli occhi la luce del cielo intravedevo da lontano il vicino sfacelo
credevo che il cuore di ogni persona pompasse colore, amore e aria buona
ammiravo le stelle come luci dell’anima, nascoste laggiù dove il cuore le esprima
sorridevo alle nubi dipinte nel cielo, al mare, al caldo che non porta mai il gelo
ma oggi non credo di credere ancora sebbene io pensi che amare non logora
ed è la mia fortuna di riuscire a capire che la vita semmai è tutto un divenire
la ricchezza interiore è di chi la possiede e a nulla serve chi intercede
e chi ne è dotato ha tanto da dare, un mondo di vita grande quanto il mare...

Postato da: orlando a 10:45 | link | commenti (8) |

12/12/2005
Under construction

C'era una volta una coppia con un figlio di 12 anni e un asino. Decisero di viaggiare, di lavorare e di conoscere il mondo. Così partirono tutti e tre con il loro asino.
Arrivati nel primo paese, la gente commentava: "Guardate quel ragazzo quanto è maleducato... lui sull'asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano". Allora la moglie disse a suo marito: "Non permettiamo che la gente parli male di nostro figlio." Il marito lo fece scendere e salì sull'asino.
Arrivati al secondo paese, la gente mormorava: "Guardate che svergognato quel tipo... lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l'asino, mentre lui vi sta comodamente in groppa". Allora, presero la decisione di far salire la moglie, mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare l'asino.

Arrivati al terzo paese, la gente commentava: "Pover'uomo! dopo aver lavorato tutto il giorno, lascia che la moglie salga sull'asino. E povero figlio, chissà cosa gli spetta, con una madre del genere!" Allora si misero d'accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull'asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio.
Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese: "Sono delle bestie, più bestie dell'asino che li porta. Gli spaccheranno la schiena!" Alla fine, decisero di scendere tutti e camminare insieme all'asino.
Ma, passando per il paese seguente, non potevano credere a ciò che le voci dicevano ridendo: "Guarda quei tre idioti: camminano, anche se hanno un asino che potrebbe portarli!



Vivi come credi
Fai cosa ti dice il cuore.
Ciò che vuoi, una vita è un'opera di teatro che non ha prove iniziali.
Canta! Ridi! Balla! Ama!
E vivi intensamente ogni momento della tua vita...

Prima che cali il sipario e l'opera finisca...
senza applausi! Charlie Chaplin

Postato da: orlando a 18:46 | link | commenti (2) |

09/12/2005
Stappo.

"Vorrei essere come l'acqua che si lascia andare,

che scivola su tutto e che si fa assorbire

che supera ogni ostacolo finche non raggiunge il mare...

e qui si ferma a meditare..

e scegliere se essere ghiaccio o vapore

se fermarsi o se ricominciare..." Eugenio Finardi




il silenzio dei giorni di quasi festa è un silenzio irreale a volte suggestivo. se chiudo gli occhi percepisco solo la pioggia che rende il vagare delle macchine più rumoroso nel loro ciaf ciaf; colgo qualche voce lontana che s'allontana veloce, sento il chiacchierìo leggero dei passanti che sfrecciano spediti dentro ai portoni o nel bar. sembra di essere in un limbo, in un posto fatato che ti fa rimanere sospeso fra le nuvole in attesa dello squillo incessante del telefono, della porta che sbatte, di un segno tangibile e concreto che ti fa rammentare che tu esisti e che non sei il fantasma della persona che ricordavi essere.
sai, se credi al paranormale, alle sensitive e a tutte quelle cose che il mondo cosiddetto scientifico detesta e nega, sai anche che l'acqua che scorre porta via i guai, porta via l'energia negativa, porta via il nero per lasciare posto al bianco; la visualizzazione nella medicina cinese è fondamentale: il fluire a cascata dell'acqua negli organi, per esempio, porta con sè la scomparsa delle malattie. mi sembra che la pioggia di questi giorni stia portando via tanto di me, tanti punti neri che avevo dentro che stanno arrivando
verso il delta di me stessa per poi gettarsi nel mare infinito del non ritorno. m'accorgo che lasciandomi vivere lascio spazio al vivere e mollo parecchie zavorre pesanti che intralciano l'andare delle cose, quell'andare innaturale della mia vita. accetto il senso degli avvenimenti con più facilità senza più agguerrirmi su fatti e persone come facevo un tempo, cinque minuti fa per esempio quando m'han rubato l'ombrello raimbow dagli scalini qui fuori.
l'acqua purifica, l'acqua è il brodo primordiale dell'esistenza, l'acqua è il conduttore di energia principe. sta trascinando come un fiume in piena parte della mia vita, via, laggiù verso un mare aperto e sconfinato. facce, persone, sensazioni, emozioni belle o brutte che corrono via veloci come quegli ammassi di fango e detriti che vedi in televisione e da cui la gente scappa impaurita. piccoli pezzi di me a cui dico addio senza neanche dirglielo. tolto il tappo del mio sentire lascio fluire via parole, spiegazioni, sotterfugi mentali, illusionismi e illusioni, parole scritte su un marciapiede, ricordi assai lontani e ingannevoli, profumi di buono e occhi tristi e lucenti, tutto verso l'ignoto, verso l'infinito ormai finito del ricordo svanito nel nonsodove nèsoperchè. arriva un punto della vita in cui capisci che le certezze partono da te e finiscono con te. altro non ti è dato sapere se non che l'acqua porta via, porta via quel che hai vissuto per purificare e ripulire quel che ancora deve arrivare.

Postato da: orlando a 15:04 | link | commenti (5) |

01/12/2005
Procede.

...scrivo sempre canzoni ma d'amore non scrivo più...

stanca e affaticata, soddisfatta e mai rimborsata eccomi qui in questo fine giornata. se ripenso a questa mattina mi sembrano giorni fa, mesi fa, anni fa; eppure era solo 'sta mattina, che strano.
ho alzato la serranda perchè il bonsai prendesse luce e non vivesse lui al buio di una casa buia. il balcone era inghiottito dal nulla. nè il circo degli zingari davanti a me nè la casa delle mie amiche in lontananza. niente a destra nè a sinistra. la nebbia aveva avvolto in un manto quel che rimaneva della mia vita esteriore. nè palazzi, nè i castelli laggiù e forse neanche me. ho avvicinato il bonsai alla finestra perchè vedesse anche lui quello spettacolo del creato, perchè ammirasse quello strato protettivo che ti avvolge così da non sentirti solo. ho girato le spalle e annebbiata nell'anima ho chiuso casa con due mandate. stanca e affaticata ma soddisfatta sono stasera, che uno spiraglio s'avverte all'orizzonte. la nebbia che mi porto dentro a poco a poco si dirada e intravedo le viscere tutte, il mio fegato perennemente incazzato con la bile che, secondo lui, lavora male, intravedo laggiù lo stomaco che una camomilla ha appena domato, intravedo i polmoni sozzi e zozzi per via dello smog e intravedo anche la milza che non s'è mai capito a cosa serva ma pare sia buonissima da mangiare con tanto limone. intravedo il cuore lassù a destra: rosso e pulsante. vivo e vivido. sono stanca stasera. mi guardo qui riflessa in questi innumerevoli specchi e mi vedo sfiancata, distrutta e provata, come le macchine usurate quelle che vai dal concessionario e le scarta pure lui e le regala nei pacchi dono insieme a quelle all'ultimo grido. però sono soddisfatta di ciò che sono. soddisfatta di questo corpo che risponde sempre all'occorrenza, dei miei polpacci forti che mi portano in giro, delle mie mani che mi danno di che vivere, della mia testa perennemente ingarbugliata, del mio parlare che incespica all'occorrenza, del mio tono di voce pacato, della sicurezza del mio mestiere, delle mie braccia che sanno ancora abbracciare e perchè no sposare ogni tipo di causa, del mio cuore che sa ancora pulsare e pompare sangue verso il cervello per passarlo alla carotide che lo rimanda alla giugulare in tutto un inerpicato e districato percorso fatto di autostrade e vie, di stradine solitarie e viuzze fino ad arrivare alle strade chiuse delle mani e delle dita. un neon mi lampeggia la sua stanchezza e probabilmente vuol farmi notare la mia. procede. la vita procede. pare che qualcuno m'abbia sognato con una bimba in braccio. e io ci penso a quella bimba lì. ma poi rifuggo dal pensiero e strambo come i migliori velisti per caso. la nebbia si sta diradando, dico a me stessa, ma la strada verso l'equlibrio è ancora lunga. e ascolto la bambina che sono io che in qualche modo ha voce in capitolo anche lei. ascolto le mie millevocidentro e come i vigili quelli di bianco vestiti dirigo questo traffico dell'anima. mi sposto ancora un po' cercando un porto sicuro perchè ancora non ho ben chiaro che quell'ancoraggio sono io: il centro, il perno, il punto di partenza. lavorare su me stessa è un buon inizio. almeno per stasera che la stanchezza non mi fa essere neanche rabbiosa più di tanto. domani poi non so. potrei dare ascolto alla voce della bestia che è in me. ce lo sapremo ridì!

...e in alto non riesco a volare morire poi non so...





ps. per millefinestre, è appena passata la gianna e i suoi maschi appalla. te la dedico tutta.

Postato da: orlando a 20:04 | link | commenti (14) |



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