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Com’era importante.
Qui finisce il mondo la nostra complicità, l’amore si arrende.
vincere senza più regole senza onesta, ti offende.
Resti l’indeciso sospeso sopra di noi, né ali né vento,
ecco il grande sogno schiacciato dalla realtà…
Un pò di pietà..
Addio poeti artisti e navigatori, umanità a colori,
almeno voi abbiate giorni migliori.
Qualcuno dica no,
qualcuno s’impegni che poi è la verità a nutrire i sogni,
più fantasia così non ti spegni.
Qualcuno lo insegni.
Io non ti ho venduto io non ti tradirei mai, amico assoluto.
...
Che la fatica possa stanarci e portarci da te,
ancora….
Vola... vola....
Né orgoglio né paura!
Torna prepotente intrigante,
armi ne hai.
Sei nato vincente!
Sfidaci a combattere il buio dentro di noi,
a uscire dal niente.
Scalda questi letti di pace e sincerità,
di musica nuova.
Per raccontarci un sogno ostinato, lasciato a metà….
Un uomo lo sa…
Che esiste un disegno…
Incontriamoci là… all’alba di un sogno.
che il tempo stia facendo come gli pare non è un mistero tanto che ormai ci azzeccano persino le previsioni nel dire che ci saranno temporali, naufragi, alluvioni e tornadi di ogni entità, soprattutto di grandezza cinque che pare sia la massima, guardate niuorlins!
un tempo, io che faccio parte di un' altra generazione di quelle che non c'era la tivvù se non per vedere candy candy e portobello e di quelle che la massima lettura sulle storie del mondo erano i quindici o emilio salgari, un tempo, dicevo, le cose che potevamo conoscere le imparavamo purtroppo solo a scuola e non da internet o da sky come avviene per i ragazzi moderni. così credo che proprio a scuola siano nati tutti i luoghi comuni sul mondo e sulle credenze popolari, compreso il fatto che una rondine non fa primavera e che qui intorno era tutta campagna da bonificare. alle elementari grazie alla maestra rosa imparai che c'è un Paese del mondo in cui in un sol giorno si ammassano le stagioni tutte insieme. credo sia un Paese tropicale che allora pensando alla parola tropicale immaginavo quei pescetti colorati che vedevi negli acquari delle case delle famiglie ricche, di solito nelle case degli avvocati e che oggi vedi invece in un quasiasi banalissimo salvaschermo di un pc. la maestra rosa ci parlava di questa particolarità, diceva che il quel Paese (credo in africa o giù di lì che io in geografia non sono mai stata una cima) uscivano tutti con l'ombrello la mattina pur essendoci il sole. io, pur avendo problemi di ogni tipo che a casa mia non ce la passavamo tanto bene, mi ritenevo fortunata di poter buttare un occhio fuori della finestra e di vedere il sole e il tempo bello per tutto il giorno; anche perchè, tra l'altro, ho sempre odiato portarmi dietro l'ombrello, soprattutto visto che gli ombrelli degli anni settanta erano in prevalenza tutti neri e grandi e si portavano sul braccio come il classico gesto che tutti fanno.oggi gli ombrelli li fanno colorati, ma odio ancora portarne uno nello zaino che ho il rifiuto della pioggia, del vento e della religione. in compenso girando prevalentemente in moto mi sono dovuta organizzare la vita per via di questo tempo che a quanto pare si avvicina di molto a quello descritto dalla maestra rosa. da circa due mesi a questa parte, mi sveglio che c'è un bel sole con l'aria frizzante e freschetta che costringe a bardarsi abbastanza bene già dalle prime ore della mattina; verso le undici con l'alzarsi del sole si comincia a boccheggiare tanto che tolgo la felpa tra le dieci e le undici, la camicia intorno alle dodici e rimango in tscert colorata con scritto NY intorno all'una, l'una e mezza. ora per esempio credo faccia quasi trenta gradi e ci son farfalle colorate che girano per le strade come quando ti prendi gli oppiacei e le mamme che aspettano i bambini all'uscita di scuola vanno ancora con le ciabatte. man mano che passano le ore e le correnti del cielo cambiano un po' come le correnti politche al parlamento, il cielo azzurro comincia ad annuvolarsi, va via il sole e l'estate che fino a cinque minuti prima esplodeva in tutta la sua veemenza lascia il posto di colpo ad un autunno improvviso che si fa subito inverno infernale. ieri alle cinque del pomeriggio era buio come alle nove di sera e facevano 6 gradi centigradi o farenait e per le strade c'erano già le strenne natalizie con tanto di caldarrostai. succede così che chi va in moto come me, deve prevedere tante cose: la scemenza delle persone in macchina pari solo a quella dei "famosi isolani", gli sportelli che si aprono e si chiudono come gli occhi della madonnina che piange sangue a civitavecchia e i repentini cambiamenti di stagione nell'arco di una giornata con il conseguente armadio quattro stagioni da portarsi indosso.
tutto questo preambolo per dirvi che se per caso incontrate per strada un omina miscelèn con "cerata" rigorosamente nera marcata bellstaff sappiate che sotto sotto può nascondere: giubbotto speedy da motociclista con rinforzi per cadute di stile, felpa con zip rotta e chiusa con una spilla da balia, due magliette una a maniche corte bianca con scritto "ditta di pulizie de zotti" in giallo ocra e una a maniche lunghe con scritto "caramelle chiarms", cannotta della salute della ragno per ipocondriaci, un paio di jeans larghi che celano calze di filanca di quando le donne erano donne e i mulini erano bianchi, un paio di mutandoni regalo di una zia bigotta, calzini bianchi corti della bancarella all'angolo e calzini scuri lunghi di un prozio vescovo, scarpe di pelle ingrassata per via della ritenzione idrica di cui soffrono. ieri sera prima di spogliarmi tutta ci ho messo una mezz'ora buona. ma credo di poter migliorare sui tempi, magari evitando i mutandoni!



pentola bolli bò pentola bolli. no, non è uno scioglilingua tipo tre tigri contro tre tigri e un dragone. è una delle reminescenze ormai lontane del liceo. forse aveva a che fare con la posizione degli accenti nelle frasi greche macchenesò. mi sembran passati cento anni da allora. mi sembra di essere un'altra persona. mi sembra che un tir, rimorchio compreso, mi sia passato sopra e ancora sopra e sopra ancora. no, non sarà uno di quesi post strappalacrime depressissimi che quando hai finito di leggere apri la finestra e ho visto il fior fiore delle persone buttarsi pur stando al pian terreno. pentola bolli bò pentola bolli. non tornerei mai indietro. non tornerei all'asilo, alle elementari, al liceo, ai primi acne brufolosi (mai avuti per fortuna, le carie si però) e ai primi baci, se potessi non tornerei neanche a ieri sera. dice che uno diventa grande quando affronta il passato. dice che uno diventa grande quando si prende per mano e affronta se stesso. tutte cazzate. è una vita che mi affronto, a muso duro o con dolcezza, a cazzi in faccia o a carezze, eppure grande non lo sono, non lo sarà mai abbastanza anche se m'innaffio tutte le sere insieme all'ulivo. teorie, siamo tutti gran teorici. pieni di definizioni calzanti e incalzanti. pieni di consigli e di esperienza. pentola bolli bò pentola bolli. credo che oggi mi roda un po' il culo. ho gli occhi gonfi. e non ho dormito bene. ho impaginato un listino prezzi di un bar dove il termine più aulico era "capomilla" e il meno era birra "einekn". credo che la vita sia una fregatura. e che nessuno salva nessuno. che siamo tutti bravi con le parole anche se ci manca la sensibilità del sentire. sentire le donne ha scritto aldo busi. sentire il prossimo, carpire uno stato d'animo da una voce strozzata, da uno sguardo sfuggente, da una pellicina mangiata. sentire gli altri come bestiole che s'annusano e si girano intorno e che ti guardano con quegli occhi che solo loro sanno. forse neanche tu sai come loro. pentola bolli bò pentola bolli. ecco, l'ho detto. non ti ho risposto ieri sera. e credo che non ti risponderò più. sono istinto, prima di tutto e a ben ragione. non voglio soffrire. non voglio fidarmi più di nessuno. non voglio, cazzo, solo parole del cazzo e di circostanza. le parole ce le ho da me. come mi dicono i benpensanti, con le parole ci so fare. è con la vita che devo fare i conti. diocanederlo! (l'ultimo battuta l'ho copiata in giro!)
alla fine è venuto fuori un po'st incazzato.

più di sei milioni di persone si sta chiedendo da circa sei ore a questa parte se io giungerò sana e salva nella mia modesta dimora o dovrò chiamare i mezzi anfibi muniti di anfibi e di calosce per portare a casa me e la mia rombante moto, non d'acqua però.
la uev, provetta studiosa di carte nautiche, di portanze degli aerei, di rullaggio, beccheggio e non so che altro aggeggio, di troposfera e di cumuli nembi che già la parola mi fa pensare all'africa lontana e alle sue distese paglia e fieno, insomma la uev cercando di confortarmi ha detto che era solo un temporale estivo e che in un cincinino sarebbe passato velocemente sulla mia testa come le frasi ad effetto di berlusconi, le canzoni di gino latilla e la scesa in politica di afef.
ora considerando che la mamma di pierino, andando a fare la spesa al mercato, ha speso circa sessanta euro solo in biancheria intima, considerando che nel caffè c'è meno caffeina che nel thè ma non so nella coca cola, considerando che il blog di nicò fa più accessi degli eccessi di jim morrison prima di ogni concerto, posso stabilire con certezza matematica e senza proferire verbo che non spioverà per le prossime 56 ore, che alba parietti è una donna ma non una santa, che un bicchiere di vino rosso fa buon sangue anche se annacquato, ma che il temporale con tuoni e lampi e la compagnia giusta e le candele accese e la vista sul mare sono molto meglio che essere rinchiusi in un negozio di fronte a uno schermo venti pollici e due medi alzati con voi di splinder che non scrivete da ore, porca eva!!!