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cosa c'è di meglio da fare quando non ti va di lavorare, non ti va di parlare e neanche di scrivere?
la cosa più giusta e più innocua e meno dispendiosa cerebralmente è quella di aderire a una bella catena virtuale di sant'antonio che non so a cosa servirà però è sempre un modo per far conoscere se stessi a quei due/tre lettori che passan di qui?
ebbene, chiamata in causa da gattasorniona, scendo in campo e rispondo prendendomi quelle due o tre orette per non fare la figura dell'ignorante musicalmente e sfoderando quel certo non so che:
- Volume totale dei file musicali nel mio pc (qua secondo me c'è lo zampino di qualche hacker o di mister bill geits, nda):
cinque giga di musica chè l'altra me la sono tutta masterizzata tanto che ho l'opera omnia di gigliola cinquetti e mi manca solo Tipitipiti di orietta berti per completare le sue canzoni
- L'ultimo cd che ho comprato: Buon sangue di Jovanotti comprato il limited editions e pagato come un ciddì normale (me sa che "ciavevo" la luna super buona, nda)
- Canzone che sta suonando ora: nessuna canzone, sto ascoltando fiorello e baldini a viva raidue, a volte molto meglio di una canzone qualsiasi alla radio
- Cinque canzoni che ascolto spesso e che significano molto per me:
My way di frank sinatra
Ancora ancora ancora di mina
La tua idea di renato zero
Somewhere over the raimbow suonata da chet baker
Che sarà di Fossati
- Le cinque persone a cui passo il testimone: (1 euro -a me ovviusly- per ogni nome che metterò) visto che Chakra è già stata nominata da Gattasorniona, io nomino: Uev, Cammè, Nicò, PD, Manu.
ahò, ve tocca pure a voi! tiè:)

Giuro suDdio che le ho appena sentite e commentate ridacchiando tra me e me.
- il cliente: dovrei fare un disegno di un diamante, mi ci puoi scrivere a fianco "juwellery wotches" (gioielli-orologi) (per chi non crede ho qui le prove, nda)
- il cliente: il telefono me lo puoi impaginare così, Tel. 065.073.XXX chè per la campitura viene meglio (premetto che il numero è di roma e che ancora devo scoprire cosa sia la campitura: forse roba de' campi e natura?)
- la barista per farmi sorridere: orlà, che sai dov'è piazza stArnese?
Io: no..al centro?
Lei: no, vicino piazza staMazza!
- il cliente filosofeggiando sulla vita: ..è che quando invecchi il tempo passa più in fretta e ti ritrovi vecchio più in fretta.
- il cliente: mi ci puoi impaginare vicino l'indirizzo immeil, xxxChioccolettafastwebbenet.itte
non so se avete riso o pianto per la disperazione. ma ora ho capito perchè in tivvù vanno costantino e daniele, la banda defilippi, i film di verdone, i realitisciò fasulli e, tra i comici più gettonati, emilio fede che va per la maggiore!

a cannes avrà pure avuto nove minuti d'applausi sinceri e scroscianti ma a me il film di tullio giordana non m'è piaciuto proprio! e sì che ero partita con tutte le buone intenzioni visti i cento passi e vista la meglio gioventù. e poi m'avevan colpito in conferenza stampa la scioltezza del ragazzino protagonista (finalmente, ho pensato, non è il solito raccomandato) e le scene del barcone e del mare e così m'ero fatta in testa tutto un film mio che non c'entrava un cavolo col film che ho visto ieri.
partiamo dalla basi cioè dal titolo: io mica l'ho capito quel titolo lì e quando alla cassa m'han chiesto quale film volessi vedere io mi sono tutta ingarbugliata diventando pure rossa e alla fine ho detto alla cassiera "quello col titolo più lungo!". e la stessa cosa ha fatto manuela dietro di me: "lo stesso che prende lei", ha detto, neanche si trattasse di un cono gelato cioccolato e panna con cialda a forma di cuore. il fim è iniziato bene, non c'è che dire: piccola critica al mondo degli imprenditori tutti soldi e poco spessore, piccola critica ai romani e/o italiani che vanno all'estero e si fan sempre riconoscere, senza fiato la scena clou con la sala del cinema tutta in apprensione (sorprattutto Nicò che non respirava più) per il bimbo che cade in mare e rimane così in balia delle onde al buio con la luna offuscata dalle nuvole: di peggio non poteva capitare, mancava solo lo squalo cinque e la piovra siciliana.
da quando il ragazzino viene salvato da un gruppo di emigranti in cerca dell'america il film smette di essere un film quasi originale e diventa tutta una serie di luoghi comuni, di ovvietà, di scene patetiche, di sequenze lunghe e inutili, di banalità mostruose che culminano con la sequenza finale scandita dalle "soavi note" di eros ramazzotti, un godimento per le orecchie dei più esperti.
per fortuna che la serata è continuata molto meglio dopo con i nostri commenti livorosi e rabbiosi sulla proiezione e con me che volevo alzarmi a metà film e manuela che non si è degnata neanche di esprimere il suo parere, con la ueve che ha pianto per tutto il film e m'ha bagnato anche il maglioncino, con Nicò che non ha più ripreso a respirare da quando il bimbo è caduto in acqua, con simona che, fregandosene di quello che aveva visto, ha cominciato a saltellare per strada per vedere chi saltasse più in alto, con un panino del mac che ci stava tutto, con le risate davanti alla macchina per le ultime quattro chiacchiere, con la spiegazione della strada e dove sarà mai 'sto arco di travertino, ma soprattutto con l'assillo di una domanda che ci ha risuonato in testa tutta la sera:
ma come cazzo si chiamava 'sto film?

mi sveglio la mattina e ho grandi pensieri che corrono veloci nella testa. programmi per oggi e per domani, per la vita che verrà e anche per quella che è già venuta e che è passata così veloce che ti ritrovi fermo, immobile, esausto, invecchiato e non sai, non sai che cazzo fare nè dire nè pensare nè.
ho una lista, sai. ho la mia lista pronta nel cervello. ho una lista lunga quanto la distanza che ormai ci divide. ho quella lista lì che mi preme e che dovrei e che vorrei e che palle 'sta luna in vergine così bacchettona e così precisa.
lo so. dovrei reagire e non mi va. dovrei sbollire e non mi va. dovrei volare e non mi va. dovrei respirare e non mi va. dovrei scrivere e non mi va. dovrei amare e non mi va. dovrei coccolarmi e non mi va. dovrei correre e non mi va. dovrei assaporare ogni momento e non mi va. dovrei toccare il vento e non mi va. dovrei mettere le cose in ordine e non mi va. dovrei badare meno all' ordine e non mi va. dovrei guardare oltre e non mi va. dovrei scordare il passato e non mi va. dovrei riprendere fiato e non mi va. dovrei vivere spensierata e non mi va. dovrei leggere e non mi va. dovrei parlare e non mi va. dovrei agire e non mi va. dovrei fare, fare, fare, fare, fare e ancora fare per dimenticare per salutare per non morire per ringiovanire 'sto spirito sotto un vuoto svuotato. ma non mi va. tutto questo non va giù. nè su. sè giù. nè giù. nè su. galleggio in un oblio di sensi perennemente alternati tra pulsioni e negazioni, tra il dire e il fare, tra me e te, tra odio e amore, tra estasi e distacco, tra poco scoppio e allora BUM, un altro pezzo di vita. la mia.

rivedere quel pulman di fronte la mia scuola media è stato come un colpo al cuore. forse era proprio di questi tempi e forse col tempo incerto come è oggi e forse proprio nell'ora in cui sono passata questa mattina. fatto sta che ho rivissuto il giorno della partenza per la gita scolastica a porto santo stefano. la prima vera gita da "grandi" se così si può chiamare quella dei tredici anni in cui si pensa di esser già adulti ma si è ancora ragazzini. ricordo che ero innamorata del professore di tecnica: aveva una renault rossa. bello sposato e coi baffi: lo sognavo e cercavo di sedurlo e per rabbia durante la gita mi sono messa con un ragazzino di un'altra scuola: baciava male, però. chissà il professore: m'è sempre rimasto dentro.
e stamattina, vedendo quel pulman fuori la scuola coi ragazzini tutti bardati di zainetti e jeans e macchine fotografiche, m'è rivenuta in mente la gioia e l'entusiasmo della mia partenza. la faccia di mia madre che voleva seguirmi fino a grosseto. e il maglioncino azzurro con i ghirigori d'oro. le prime mestruazioni ancora senza dolori. le canzoni alla radio del pulman o dentro le cuffiette dei primi walkman. l'ex convento dove siamo andati a dormire che qualche anno dopo ho voluto ritrovare e le colazioni con la marmellata di prugne e il caffè d'orzo. l'incontro con susanna agnelli che allora volevo fare la manager come marisa bellisario. la prima gita in nave verso l'isola del giglio. il mare e la gioia di sentirne ancora l'odore nelle narici. il boschi immensi di quelle parti. l'incendio che ho spento nell'esercitazione dei vigili del fuoco: volevo fare la pompiera (qui non c'è il doppio senso, cammè! ). e le foto in bianco e nero che ho ancora i provini. i letti a castello nelle camerate. i primi amori sbocciati in gita e i primi pianti per motivi oggi futili. come in un film ho rivissuto quei momenti e quelle sensazioni. e mi stupisco di quanto la mente possa tornare indietro con un semplice input. come il cane di pavlov quel pulman mi ha scatenato dei ricordi che eran chiusi in qualche meandro sperduto della mente, forse nella seconda porta a destra vicino al bagno. rivedere quel pulman di fronte la mia scuola media è stato un bel colpo. un bel viaggio nel passato. m'ha lasciato una bella sensazione addosso. quasi quanto vedere in tivvù lo special sul cervia che ha vinto. eh, sì, so' proprio emozioni!