BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Scala L

Il Forum

Feeds

  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

14/06/2009
intermezzo, cavalleria rusticana

Postato da: orlando a 06:42 | link | commenti (2) |

04/06/2009
più di 700 parole



sono vibrazione e parole silenzio e gemiti, sono una foglia in balia del vento l’amaro risveglio dopo un sogno, sono carne e ossa neuroni arrugginiti e vecchie ferite imputridite, sono sulla cima di un monte che respiro l’impalpabile e in fondo al mare che annaspo aria fatta di bolle, sono sospiro infinito e viscere e urla e pianto, sono risate e sguardi e visioni e aspirazioni, sono aria compressa e acqua che bolle sono vittima e carnefice ombra e passione, cieca e colorata sono la mano che prende la mano e il ventre che genera la vita, sono l’unione di storie abortite e il punto interrogativo di vite predestinate, sono il cavallo nei recinti la mucca da mungere il cane che scodinzola la fragola che fa gola, sono il martirio infinito l’erba che cresce l’orecchio di dioniso l’estate cocente, sono l’inverno irrigidito la muraglia cinese sono l’isola che non c’è sono la parte nascosta di un indovinello sono rovina e costruzione indipendenza e dipendenza orgoglio e menefreghismo sono l’alter ego di me stessa sono pinco e anche pallino sono il mio piede destro e il mio braccio sinistro sono un cuore pulsante un fegato irrobustito sono spalle e tuono sono il suono del mio respirare sono vittoria e sconfitta tigre e coniglio sono vertice e base sono l’immondizia del mondo la spazzola con cui spazzolarsi sono uno starnuto il tasto di un pianoforte la maga circe il dollaro che circola di mano in mano sono madonna e donna rea e confessa pia e maria sono fenice e aquila sono sale su una ferita ghiaccio per un martini fuoco per un letto anima per un quadro sono l’artefice e l’artefatto il canovaccio della mia storia sono frutto della memoria sono robusta come una quercia fragile come una piuma sono schiuma che dal mare viene e nel mare va sono l’immagine mostrata la frase incanalata sono l’orto coi suoi frutti sono un giglio un fiore sono il petalo caduto su un prato di nulla, sono arbusto mezzo busto sono combustibile sono passione sono la nota stonata la corda appesa sono l’imperatrice senza regno sono il palo della luce la scoperta dell’america sono il quadro senza tela il ragno che porta guadagno sono la melodia di un cellulare le parole racchiuse in un discorso sono il senso alterato sono l’odio senza rancore l’amore per le parole sono istinto sono le frasi prima di dormire sono il fiato in una tromba sono il gas di una bombola il vino che nasconde la verità, sono il sogno ad occhi aperti l’incubo del buio sono visione e televisione sono il corpo di un creato sono una lampada da sfregare una palla da tennis il sapore di una pesca sono un frullato di persone il mix dei miei pensieri sono il ricordo di ieri sono la certezza del mio domani sono l’arrampicatrice mentale la solidità il punto di partenza sono le forbici del barbiere sono codice binario un treno in mezzo ai boschi sono l’intermezzo della cavalleria rusticana il requiem di mozart sono albergo e pensione camera e tinello sono un foglio bianco a quadri sono un conto in sospeso una contessa scalza sono un guerriero delle immagini un toro incatenato sono una bandiera sventolante i calzini ammuffiti il grigio del temporale sono l’incudine e il mirtillo dentro una crostata sono una foresta verde sono occhi di luce energia polare sono l’imposizione e l’impostata sono le orme che mi precedono sono le orme che mi seguono sono calce e struzzo paglia e fieno cacio e pepe sono un minestrone caldo la finestra sul pontile sono il ginocchio della lavandaia sono l’ordine e il disordine la quiete nella tempesta sono la vendetta dell’assenza sono il delfino il mare che lo accoglie l’amore che vince sono la spada nella roccia sono lo spunto da cui partire sono il rotto della cuffia una lente di ingrandimento  sono l’asino che vola sono una sola, sono l’organo in chiesa la nike di samotracia sono la gioconda una nave che affonda un chiodo in una parete una panchina ad un metrò sono l’inizio di un libro a cui è stata messa la parola fine sono il finale incandescente di un film in bianco e nero sono zero sono coca cola e lime limone e zucchero sono pane pasta riso sulla bocca degli stolti sono incoronata senza vittoria sono la mia storia racchiusa chiusa e rinchiusa dentro più di settecento parole con un solo punto: questo.

Postato da: orlando a 16:53 | link | commenti (1) |

25/05/2009
"nel cuore mio c'è l'anima"

Postato da: orlando a 12:56 | link | commenti |

20/05/2009
rosa rosae

"Quando si prova a scalare una montagna per dimostrare la propria bravura, è raro che si arrivi alla vetta. E anche se ci si arriva, è una vittoria ben meschina. Per consolidarla bisogna continuare a misurarsi, incessantemente, condannati ad aderire per sempre a una falsa immagine di sè, ossessionati dalla paura che l'immagine non sia vera e che qualcuno lo scopra..."
lo zen e l'arte della manutenzione della bicicletta



niji in questo tempo, in questa terra.
credo che ogni cosa abbia il suo tempo. i fiori si schiudono quando il sole riesce a riscadarli. gli uccelli migrano quando sentono che è il momento di cercare nuove stagioni. un bimbo ha bisogno di nove mesi per formare il proprio cammino. un amore finito i propri tempi per essere metabolizzato digerito e forse nel tempo defecato. essere sempre presenti a se stessi e capire quando è il momento per portare avanti delle cose è una grande forma di autocoscienza ma più di ogni altra cosa è una rara forma di rispetto capire che gli altri sono diversi da noi e hanno dei tempi, lunghi o brevissimi, diversi dai nostri.
capitano quei giorni settimane o mesi in cui senti che quello strano ingranaggio chiamato vita scorre lentamente o peggio ancora si è inceppato rumorosamente. senti il greek greek degli ingranaggi che stridono e si muovono come rotaie arruginite e rovinate dal tempo. senti che quel flusso veloce e sinuoso che era la tua vita appare ora bloccato incastrato o nella peggiore delle ipotesi fermo. ti rendi fenice cercando di non bruciare a fuoco lento come gli stufati. ti rendi leonessa, tigre, lupo o agnello se serve. ti rendi conto che sbloccare certe situazioni è veramente impresa ardua. ma ogni giorno olii i tuoi ingranaggi armandoti di una pazienza atrocemente paziente e cercando in te tutta la forza che pensavi appartenesse agli eroi. diventi l'eroe di te stesso, anche se tutt'intorno il coro blatera parole senza senso o peggio senza umanità. inciampi e cadi e ti rialzi. inciampi e cadi e ti rialzi. inciampi e cadi e fatichi nel rialzarti soprattutto se intorno a te senti fischi per questa vita che appare come una merda, per questa fatica che, all'apparenza, sembra esser condivisa ma che ti trova da solo nell'arena a far i conti con te stesso. poi da lontano e per puro caso incontri qualcuno che ti dice due parole e quelle due parole le ritrovi distrattamente su un porta documenti a mò di pubblicità. incameri quel concetto che la vita attraverso dei segnali lampanti ti sta dando. ti fai forza con quei segnali. cerchi la forza in quei segnali. e passo dopo passo, coincidenza dopo coincidenza ti accorgi che quel che senti è un sentimento grande che si sta facendo largo nell'oscurità del buio del tempo senza tempo. e anche se hai la sensazione di essere "appeso" a testa in giù con mani e piedi legati senti che la tua vita piano piano riprenderà il suo corso, col tempo e in questo tempo, e quando la ruota riprenderà a girare e tu con lei tralascerai dietro chi ti ha arriso e chi non ti ha stimato, chi ti ha denigrato o non capito ma porterai con te chi ha creduto anche solo in un tuo sorriso, foss'anche solo te stesso. l'imperatrice è in cerca del suo impero. e intanto ha trovato il centro impiego di cinecittà insieme a barboni zingari e rumeni. tornerò a volare in alto. anche perchè unosumillecelafa, figuariamoci unosumillevocidentro!
niji.

Postato da: orlando a 16:09 | link | commenti (2) |

13/05/2009
la mia testa è una pagina bianca su cui ricostruire e ricostruirmi

la pagina bianca di fronte a me. ho le dita smangiucchiate: buone le pellicine specie se le mani sono sporche.
dicono che devo sbloccare il quinto chakra, il canale della comunicazione, della parola, della gola. effettivamente passo momenti di estremo autismo. non parlo neanche più da sola e la cosa mi fa sorridere. la pagina bianca di fronte a me. tu al telefono assentemente presente. metto semini per il futuro. ho in testa una marea di nozioni, informazioni, cose lette, l'imperatore e la papessa, saturno che gioca coi suoi anelli, il sagittario nell'intento di lanciare la sua freccia e l'acquario che vaga vaga vaga apparentemente senza una meta ma ecco l'eremita che con la morte rimette tutto in discussione. la mia testa è diventata una pagina bianca su cui ricostruirmi e su cui scrivere nuovi pezzi della mia storia. faccio sogni strani. ho paura del futuro. ho fallito nel sogno del locale, nel sogno di un'associazione dove la parola chiave fosse accoglienza: accorgersi di essere fuori tempo è come quando guardi quei film fuori sincro in cui la bocca si muove prima delle parole. l'associazionismo è un miraggio, una fantasia, forse, degli anni sessanta in cui, pacca sulla spalla, tutti ci si voleva bene e "mettete i fiori nei vostri cannoni". oggi dell'accoglienza (per le lesbiche) non frega una cippa a nessuno, figuriamoci alle lesbiche stesse che si preoccupano di passare le serate in discoteca col bavero della camicia alzato come i camionisti di una volta attaccate ad una colonna a cercare di attirare l'attenzione di qualche ragazzina a sua volta presa da qualche finta shane bella e maledetta. alla fine sai che ti frega se trovi un ricovero dove parlare e chiedere consiglio sul tuo coming out, dove trovi una psicologa che ti assiste, dove trovi l'accoglienza perchè (a quel che mi risulta) siamo ancora una minoranza, un posto dove trovare l'umanità anche per te che sei brutta e vecchia o solo fuori target?

parole dure, parole ciniche, è vero. ma sono le mie parole, frutto di una esperienza lunga tre anni, di amicizie perse così come di amori finiti, di finte pacche sulle spalle, di una vita hippie che interessava solo a me, di gente che ti gira le spalle solo perchè sei fidanzata, di gente che ti chiama al telefono per chiederti se "c'è carne fresca" al locale, di gente che del film impegnato non gliene frega una cippa se vicino a lei non c'è una strafiga che però non se la caga, di gente che viene di settimana in settimana per vedere se l'asso di bastoni ha finalmente sbloccato una situazione bloccata dalla settimana precendente, di gente che ti vede emaciata e ti dice "uh, che bella dieta che hai fatto", di gente che ti accusa che non ridi più perchè in fondo "i problemi ce li abbiamo tutti", di gente che non vale un cazzo e che è valsa a qualcosa solo perchè tu gli hai dato un'anima.
un'anima? trovi in giro gente che possiede un'anima? e che anima poi?
quella che ti fa succhiare energia come avidamente hai succhiato le poppe di tua madre, santa donna, senza resituirle un'acca perchè tu sei lesbica e come tale hai tutte le disgrazie del mondo.
le disgrazie del mondo appartengono ai malati. ai vecchi. ai deboli. ai disagiati. le disgrazie del mondo appartengono a chi non ha la libertà di scelta. a chi non accende il cervello. a chi, passivo, si fa partecipe di un gruppo solo perchè c'è stato qualcuno più coraggioso (o più furbo) che l'ha creato, quel gruppo.
lo sport rende liberi. alleggerisce il cervello dalle tensioni. calma il girovagare a vuoto dei pensieri.
mi accorgo a volte che non ho tempo per approfondire nulla. per capire, capire e ancora capire come vanno le cose in questa cavolo di italia.
quando cade un sogno fa tanto rumore. senti le ossa dentro che scricchiolano tutte. senti il cuore che si ferma e i pensieri che si bloccano come cristallizati. senti quel tonfo che ti annichilisce e rimani inerme di fronte ai pezzi di quello che avevi creato.
la mia testa è una pagina bianca su cui ricostruire e ricostruirmi. non ho più certezze. non ho più sogni. oggi vedo la realtà così com'è. senza filtri dati dalle emozioni a volte fallaci, senza colori che la tingano come quei quadri belli ma sterili. la realtà delle cose è quel che è. non so quale sarà la mia strada ma se per un po' non mi leggerete, provate sulla salaria primo palo a destra dopo la Bmw. magari a far la mignotta ci si guadagna un po'.

Postato da: orlando a 15:30 | link | commenti (3) |

28/04/2009
in assenza di me

Postato da: orlando a 14:37 | link | commenti |

07/04/2009
il gigante e la bambina

puoi essere un miliardario senza scrupoli o un poveraccio nobile solo nell’animo, puoi essere un albanese senza permesso o un italiano doc, puoi essere un ingegnere di grido o un giornalista senza parole, un avvocato di cause perse o semplicemente il garzone dell’ultimo negozio all’angolo, una maestra diplomata di fresco o una donna delle pulizie con la mania dei reality, puoi avere mille aspirazioni o aspirarti solo il cervello attraverso il naso, puoi aver preso centodiecielode con bacio accademico o svegliarti tutte le mattine per pulire i cessi della stazione della tua città, puoi aver comprato mille appartamenti o una casetta piccola piccola coi tuoi piccoli risparmi, puoi navigare nell’oro o solo nei debiti, puoi essere cristiano praticante o uno che pratica solo le parole di gesùcristo, puoi essere nonna con tanti nipoti o solo una nipote senza uno straccio di nonna, puoi essere di destra, di sinistra, di un centro unico o un anarchico senza più fede né bandiere, puoi essere un astro nascente del calcio o solo una meterora del pallone, puoi arrampicarti socialmente o confondersi tra la folla come un signor nessuno qualsiasi, puoi essere un manager rampante o un modesto benzinaio che lavora di notte, un tassista con licenza o l’autista di un onorevole, puoi essere un ricco proprietario terriero o solo il pecoraio che porta in giro il bestiame, puoi vantarti, fingere, emulare dio, puoi pipparti il mondo, fumarti piantagioni grandi come l’amazzonia, puoi venderti, lacerarti l’anima per un’ideale, puoi correre a duemila all’ora, comprarti la gente, puoi venderti il cuore al diavolo, iscriverti ai club esclusivi, avere in casa più plasma che nelle vene, puoi bere come una spugna o essere un vero salutista, puoi metter su famiglia, aspirare al top, viaggiare così tanto che neanche ricordi dove sei stato, puoi scrivere mille canzoni, ottomila tomi, sentirti una rockstar, comprarti i figli in tutte le parti d’africa e provincia, farti così tante plastiche che barbie al confronto sembra umana, puoi avere un cane col pedigree o un gatto senza un occhio e con la coda spennata, puoi inventarti di essere un grande con due spalle così e un conto in banca colà, ma quando Madre Natura decide di farsi sentire diventi di colpo una nullita', in un nano secondo sei insignificante, all'improvviso perdi quel poco che con sforzo e grande fatica hai costruito, quando Madre Natura decide di far sentire la sua forza vieni riscaraventato sulla terra tu che gia' ti sentivi vicino alle stelle, per la prima volta ti unisci al dolore degli altri e ti ricordi che sei un Uomo, un uomo come tutti.
ma la beffa vera sara' che domani o domani l'altro il tuo dolore verra' dimenticato, lo show della vita riprendera' la sua marcia, la macchina del business ricomincera' a girare per tutti e tutto cio' sara' stato vano e inutile: non certo per l'audience che da giorni vive il suo giorno di gloria.
sic transeat gloria (im)mundi. amen.

Postato da: orlando a 12:07 | link | commenti (2) |

02/04/2009
I wanna be sedated



difficile vivere. sfido i neuroni in molteplici e innumerevoli incontri di boxe, sono un guerriero dell’autismo. cado e mi alzo, cado ancora e mi rialzo. è un duello instancabile. folle. solitario. difficile vivere, che ti credi. ho scelto la via del non ritorno: il problema è che non so da dove parto né dove arriverò. leggo studio mi impegno, rileggo studio ancora e mi rimpegno nel pilotare questa barca scaraventata in lungo e in largo in balia di onde alte come muri spigolosi e di un vento che produce mulinelli e turbinii invisibili nei quali rimango bloccata un giro due o tre per essere risputata fuori mai nello stesso punto. la mia ombra mi precede. la mia testa mi precede. le orme dei miei piedi mi precedono. nel frattempo sto ferma e lotto. contro il tempo. contro le paure. contro le cose che non capisco. contro quelle che capisco fin troppo bene. contro le mistificazioni. perdo tempo. perdo tempo nel risolvere questioni, perdo tempo nel crearmi un avvenire. ci sono giorni in cui bisognerebbe solo agire ma senti le braccia appesantite, le ossa che scricchiolano dentro il corpo, i piedi impantanati in una fanghiglia densa e melmosa che ogni passo ti sembra di spostare il mondo da solo. “è un inverno che è già via da noi, allora come spieghi questa maledetta nostalgia di tremare come foglie e di cadere al tappeto..”. la musica. la musica è vita. il cinema è vita. i libri sono vita. tutto intorno a me, malgrado il silenzio che mi circonda, sprizza vita forza calore speranza affetto gioia colore sole, sole, sole. apro un libro mi immergo scopro imparo divoro vivo vite parallele universi in versi speranze altrui generazioni fallite aborti di massa attivo le cellule cerebrali movimento le sinapsi in collegamenti ipermentali cerco dentro matrioske altre matrioske collego slego confermo mi fermo annuisco starnutisco e poi ci penso che in due secondi sono già in un altro mondo. non ho pagato nessun biglietto per partire, non ho bisogno di valigie né di vestiti, mi è bastato aprire le porte del cervello alla conoscenza, scatenare l’adrenalina dei pensieri che riattivano l’emisfero destro e poi quello sinistro e sognano e volano e sorridono e si beano di tanto nulla in cui è contenuto il tutto. vago nelle metafore come pollicino dietro alle sue mollichine di pane. accendo la miccia della fantasia e scoppia come una bomba un mondo interiore fatto di colori accesi meraviglie accattivanti visioni oniriche: desideri aspirazioni speranze chimere che si colorano in arcobaleni vistosi e improvvisi. difficile smettere di vivere, sai. anche quando tutto dentro me si tinge di colori scuri c’è sempre un lume che m’accende i pensieri e mi riporta di corsa alla vita. a volte vorrei seguire le “buone tradizioni” di famiglia ma poi mi fermo e penso che crisi dopo crisi è più curioso sapere quale destino la vita abbia in serbo per me. il destino, che parola altisonante. scopro che il destino è nel nome, nei geni, nell’aura che ci avvolge come pelle incorporea. il destino è nel passato, addirittura nelle scorse vite. il destino è scritto nella mano. nelle carte. nei tarocchi. è scritto nell’aria che respiriamo. nell’energia che ci rende unici. è in una sera di aprile. in un cielo nuvoloso. in uno sguardo che s’incrocia come le macchine ad un semaforo. il destino è in ciò che pensiamo e in come lo pensiamo. il destino è nelle mani dell’acea che deve riattivarmi la luce al pub e nell’avvocato che deve risolvermi una pratica. il destino è dentro una bottiglia, a forma di barca. dentro una ciotola, a forma di croccantino. nel profumo del pane appena sfornato. nei tuoi occhi indefinibilmente definibili. mi piace pensare che il destino sia tutto ciò che mi circonda, che ogni cosa ha un suo perché, persino quelle più stupide e inutili. mi piace pensare che ho tanto da scoprire. tanto da imparare. tanto da sviscerare, comprendere, scoprire, assaporare, creare, sognare, volere prepotentemente, vagliare, gustare, tanto da vedere, cercare, leggere, scrivere, immaginare, credere, credere, credere. credere sempre. mi fermo un attimo e penso. cerco di togliermi con le mani il fango che imprigiona i miei piedi rendendo il mio passo pesante. lo lavoro come fosse plastilina, lo plasmo e lo formo, lo sagomo e lo forgio. creo tanti piccoli uccellini colorati che liberi dal fango dell’arrendevolezza spiccano il loro volo nel cielo limpido della fantasia. love is a cip. love is a cip. love is a cip.

Postato da: orlando a 16:54 | link | commenti |

22/03/2009
Nel cuore mio, l'abisso. Intorno a me, l'eternità.

Vorrei ritornare alla mia giovinezza e appollaiarmi di nuovo sul ramo di un albero insieme al mio amico poeta, e come quella volta indimenticabile vorrei dedurre dal molto che non sappiamo quel poco di prezioso che sappiamo:
Non so dove vado, ma so con chi vado.
Non so dove sono, ma so che sono in me.
Non so che cosa sia Dio, ma Dio sa che cosa sono.
Non so che cosa sia il mondo, ma so che e' mio.
Non so quanto valgo, ma so non fare paragoni.
Non so che cosa sia l'amore, ma so che godo della sua presenza.
Non posso evitare i colpi, ma so come sopportarli.
Non posso negare la violenza, ma posso negare la crudelta'.
Non posso cambiare il mondo, ma posso cambiare me stesso.
Non so che cosa faccio, ma so che sono fatto da cio' che faccio.
Non so chi sono, ma so che non sono colui che non sa.
Alejandro Jodorowsky

Postato da: orlando a 12:08 | link | commenti (2) |

10/03/2009
per veri a(r)matori di parole

succhiatori di energia pulita con la bocca insozzata e lurida, sgualdrine dall’occhietto floscio come torte venute male, bavosi lumaconi che sciano su ventri di vacca, pecoroni incalliti che brucano erba medica, facce da pesce rancido in vendita al mercato dei surgelati, sofferenti d’amore disgraziato in cerca di una pena nuova, accaparratrici di posti letto ma senza posti auto, grazie da svendere al primo (s)offerente, salutatori salutisti in cerca di contatti umani, feisbucchini curiosi di cazzi altrui, mamme in fieri e lesbiche in cerca di un posto al sole, principesse normanne dagli occhi vuoti a rendere, zoccole in calore scolorite dal tempo che passa, squali da ammaestrare per acquari di alta classe, maestre ribelli come i cavalli delle giostre, disoccupati occupati di disoccupazione giovanile, procacciatori di pane quotidiano ma senza sale, muratori di pareti senza mattoni né finestre, affabulatori notturni in cerca di favole da sognare, donne in carriera senza arte né padre, mestieranti all’asta ma senza battitore, ladri di cornici senza quadri da incorniciare, rondisti muniti di bastone ma non di carota, commentatori anonimi in cerca d’autore, titolisti dell’ultim’ora traditi da un re fuso, cartoamanti del genere che generalmente funziona, fannulloni senza mestiere se non quello di fallire, vagabondi dell’essere ma non del divenire, allettati malati di immaginazione fallace, mangiatrici di unghie corte e smangiucchiate, suore imponenti quanto la chiesa impone, traditori di fiducia già in partenza sfiduciata, buttafuori senza più gente da buttare fuori, incazzati neri senza ritmo nel sangue, virtuosi del nuoto a bagno maria, fotografi irascibili e persino scattosi, cubani (s)fumati in un’utopia chiamata comunismo, spacconi senza più niente da distruggere, urlatori di decibel in cerca di grido, ricercatori di quesiti scontati, enigmisti di fatti risolti, barzellettieri di risate altrui, giocatori di scacchi senza pedine, viaggiatori del tempo che fu, squilibrati divoratori di equilibri altrui, mangiatori di fuoco spento e ripugnante, roditori di fegato in attesa di trapianto, maniache della parola in cerca di silenzio, maniache della parola in cerca di silenzio, maniache della parola in cerca di silenzio, maniache della parola in cerca di silenzio. “e con le mani amore con le mani ti prenderò…”

Postato da: orlando a 16:46 | link | commenti (1) |



Site Meter